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venerdì 11 marzo 2016

Il governo dei pupazzi teleguidati rende eversivo tutto quello che ha a che fare con l'Italia e gli italiani.





Questo governo di cialtroni ciarlatani teleguidati  fa inserire anche i no triv nelle dinamiche eversive.Tutto quello che disturba i lacchè della finanza e delle multinazionali viene elencato come eversivo.I no euro,i no tav,i no Muos i no Ttip  e la new entry dei no triv.
Il 17 Aprile ci sarà un referendum sulle trivellazioni,nessuno ne parla,giornali e tv,continuamente parlano di inutilità mediatiche che devono cercare consensi e divisioni ma nessuna informazione sulle porcate di questo governo.Dopo aver venduto il mare italiano senza che potessero farlo e senza nessun tipo di informazione,ora vogliono svendere ai petrolieri l'Italia,Vogliono una distruzione totale del made in Italy e nel frattempo si preparano il terreno facendo passare come eversori gli eventuali difensori di questo made in Italy.
Allego la parte del documento dei servizi che riguarda  il disagio e sotto allego il link completo del documento.
Alfredo d'Ecclesia

LE STRUMENTALIZZAZIONI DEL DISAGIO 2015
 La lettura dei fermenti antagonisti e delle dinamiche proprie degli ambienti eversivi, specie di matrice anarco-insurrezionalista, ha continuato ad essere una delle attività prioritarie dell’intelligence. Nei primi mesi dell’anno la campagna contro l’EXPO milanese ha monopolizzato l’impegno propagandistico e organizzativo delle diverse componenti del movimento antagonista che avevano individuato nel Primo Maggio (cd. May Day), giornata di apertura dell’Esposizione Universale, l’occasione propizia per recuperare l’auspicata unitarietà d’azione attorno alle questioni, di forte richiamo, dello sfruttamento del lavoro – e, più in generale, della precarietà, abitativa e lavorativa – nonché dell’impatto ambientale. Come più volte verificatosi nel recente passato, tuttavia, il fronte di lotta si è presenLa sinistra antagonista. Temi “forti” della protesta, convergenze e linee di frattura tato alla scadenza contestativa tutt’altro che compatto. Marcate divergenze contrapponevano, infatti, una componente maggioritaria, convinta della necessità di colpire solo gli obiettivi con un significato sociale e politico immediatamente riconducibile alle istanze della protesta, ad un’area più oltranzista, di prevalente impostazione anarco-autonoma, propensa invece a cercare lo scontro indiscriminato, indicato come l’unico modo possibile per contrastare l’EXPO. La deriva violenta del May Day, che ha di fatto oscurato il messaggio politico dei No EXPO ed inasprito il dibattito interno al movimento, ha pregiudicato l’ulteriore sviluppo della mobilitazione contro l’evento milanese. Di contro, dopo l’estate non sono mancati, da parte dei segmenti più vitali dell’antagonismo, tentativi di rilancio della mobilitazione anticrisi, imperniati sui temi “caldi” dell’opposizione alle politiche governative, specie in materia di wel- 78 Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza – 2015 fare e lavoro, e sulle rivendicazioni in tema di diritti, ritenute in grado di generare consensi soprattutto tra le fasce sociali più esposte al disagio. Su tale versante, la questione dell’emergenza abitativa ha confermato la sua valenza come motore del conflitto sociale, grazie alle potenzialità da essa evidenziate in termini di aggregazione e coinvolgimento popolare. Con specifico riferimento alla contestata attuazione del cd. Piano Casa, particolare rilievo ha assunto il progetto di innalzare il livello rivendicativo nei confronti dell’Esecutivo, tornando a occupare, produrre riappropriazione e stringere legami sociali per collegare le lotte nei territori. In questo quadro si colloca la settimana di conflittualità diffusa (10-16 ottobre) considerata, nelle intenzioni del movimento, una prima e significativa tappa della campagna sulla povertà finalizzata a dare sfogo alla volontà di entrare in azione che proverrebbe dalle molteplici espressioni del disagio sociale. Nel medesimo contesto si inserisce il tentativo del circuito di lotta per la casa di sfruttare, in chiave di propaganda antigovernativa, la risonanza mediatica offerta dalla celebrazione dell’Anno Santo straordinario. In particolare gli attivisti romani, con lo slogan “Un Giubileo contro i poveri?”, hanno esortato ad intensificare le azioni di resistenza sul territorio, per contrastare l’incremento nella Capitale di sfratti, pignoramenti e sgomberi, asseritamente finalizzato a ristabilire la legalità in occasione dell’evento religioso. Significativa al riguardo la settimana di mobilitazione per il diritto alla casa (7-12 dicembre) promossa a livello nazionale con occupazioni di edifici dismessi, manifestazioni e presidi di protesta in diverse città. Alcune componenti del movimento anticrisi hanno continuato a esprimere una pronunciata connotazione anti-UE che, nel tempo, ha favorito a livello internazionale il consolidamento di sinergie operative con omologhe formazioni europee, volte a condividere e uniformare metodi e strategie per elevare i toni della protesta contro le politiche di rigore, asseritamente imposte dalle istituzioni dell’Unione e considerate la principale fonte del disagio sociale. La tre giorni di mobilitazione (15-17 ottobre) organizzata a Bruxelles (in occasione della riunione del Consiglio Europeo) dal network Blockupy per protestare contro le politiche di austerità e la gestione dell’immigrazione da parte della UE ha confermato il rilievo assunto dal sodalizio quale principale arena di confronto e di sviluppo della mobilitazione anticrisi nel contesto comunitario. Nel corso delle giornate di protesta, cui hanno partecipato anche esponenti dell’antagonismo nazionale, sono stati attuati presidi e blocchi stradali nonché una manifestazione conclusiva il 17 ottobre, che ha sancito la convergenza delle lotte transnazionali sulle rivendicazioni in tema di welfare universale, ritenute in grado di garantire risposte concrete alla povertà dilagante. Fra i temi all’attenzione anche il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), accordo commerciale tra Eu- Le strumentalizzazioni del disagio 79 ropa e Stati Uniti che è considerato, nell’ottica antagonista, una minaccia al benessere sociale e alla sicurezza dei consumatori. Nelle linee d’azione del network figura, altresì, la promozione di una giornata di sciopero sociale europeo, reputato strumento idoneo a sabotare il sistema capitalistico e a contrastare i poteri forti della UE. Connessa all'antieuropeismo e suscettibile di un progressivo incremento in termini mobilitativi è la questione dell’immigrazione, al centro dei dibattiti e della pubblicistica d’area. Da più parti, all’interno del movimento, è stata sottolineata la necessità di intensificare la campagna di solidarietà ai migranti e di continuare, nel contempo, a contrastare, sulla base di una comune visione antirazzista e antifascista, l’operato delle compagini della destra estrema che mirano a cavalcare strumentalmente alcune situazioni di diffusa tensione sociale in chiave anti-immigrati. Di marcata valenza antigovernativa si sono confermate, inoltre, le proteste di stampo ambientalista che, strutturalmente radicate e parcellizzate nei contesti locali, hanno trovato un obiettivo unificante di lotta nell’opposizione al provvedimento governativo cd. Sblocca Italia (d.l. 133/2014), stigmatizzato come norma atta a favorire gli interessi speculativi delle lobby del petrolio e del cemento, impedendo di fatto la partecipazione democratica dei cittadini ai processi decisionali che interessano i loro territori. In questo contesto, la mobilitazione No TAV in Val di Susa, considerata emblema delle lotte di resistenza popolare contro le imposizioni dello Stato, è parsa attraversare una fase di minor vigore, dovuta soprattutto alle forti contrapposizioni sorte, già all’inizio dell’anno, tra le due anime del movimento sul diverso modo di intendere il sabotaggio quale forma di lotta: da un lato, i circuiti dell’Autonomia locale che ritengono il sabotaggio una pratica da circoscrivere al territorio della Val di Susa, luogo simbolo della protesta; dall’altro, gli attivisti anarchici che sostengono la validità di tale strumento di lotta anche al di fuori del contesto valligiano, in linea con il principio da tempo propagandato del portare la valle in città. Emblematico, al riguardo, che al sostanziale disimpegno degli anarchici in Val di Susa abbia corrisposto un sostenuto attivismo di tali componenti – segnatamente dell’insurrezionalismo movimentista – in altri ambiti territoriali interessati da linee di Alta Velocità ferroviaria, con una serie di azioni di vario spessore (tranciamento di cavi elettrici, attacchi incendiari, etc.). La tematica della repressione ha continuato a rivestire rilievo centrale nelle linee d’azione del movimento, alla luce della stigmatizzata recrudescenza dell’attività investigativa nei confronti dei militanti No TAV, considerata un tentativo di intimidazione finalizzato a disarticolarne la protesta. L’attività, in tale quadro, è stata scandita da iniziative di sostegno agli attivisti e presidi di solidarietà, specie in concomitanza delle udienze giudiziarie. In prospettiva, è prevedibile che il movimento valsusino tenti di riconquistare il proprio potenziale di contestazione, pro- 80 Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza – 2015 muovendo a tal fine manifestazioni in grado di richiamare la partecipazione popolare. Al contempo, è ipotizzabile che alle tradizionali manifestazioni in Valle continui ad affiancarsi il ricorso a prassi più insidiose, proprie delle componenti radicali e in special modo dell’area anarco-insurrezionalista, con l’attuazione di azioni dirette ed estemporanee nei confronti di obiettivi a vario titolo connessi alla realizzazione della linea TAV. Sempre sul versante delle mobilitazioni di stampo ambientalista, è parsa in progressiva intensificazione la campagna No TRIV, che si oppone alle operazioni di trivellazione per la ricerca di petrolio e gas, e che vede coinvolte nella mobilitazione, accanto ad associazioni e comitati cittadini, frange dell’antagonismo locale. Significativa, infine, la ripresa dell’attivismo antimilitarista, passato nel corso dell’anno da una dimensione prettamente propagandistica a quella “di piazza”, con l’organizzazione di iniziative di protesta e manifestazioni dirette a contestare la presenza sul territorio nazionale di basi e insediamenti militari, specie statunitensi e della NATO, nonché lo svolgimento di esercitazioni militari, considerate funzionali allo sviluppo delle politiche di guerra. Si tratta di un ambito d’azione condiviso da varie componenti antagoniste, accomunate da una visione anti-capitalista, che intravedono nel crescente protagonismo militarista dell’Unione Europea – indicata come il nuovo polo imperialista al fianco di quello statunitense – e nel moltiplicarsi degli scenari di crisi a livello internazionale nuove possibilità d’intervento per il rilancio ad ampio raggio del movimento contro la guerra. A fattor comune, rispetto alle varie mobilitazioni antagoniste, il cyberspazio si è confermato sempre più non solo ambito di propaganda e networking, ma anche potenziale terreno di lotta (vds. box n. 19). Nel corso dell’anno, i circuiti d’area più oltranzisti, specie quelli “affini” alla FAI/FRI (Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale), hanno proseguito l’impegno volto a promuovere, attraverso il bollettino Croce Nera Anarchica, la ripresa delle progettualità violente. I cardini sui quali si impernia il rilancio dell’anarchia d’azione, che esclude tipologie di intervento connotate da un livello di attacco “troppo basso”, rimangono la solidarietà rivoluzionaria verso i militanti detenuti, l’azione diretta distruttiva e la dimensione di lotta sovranazionale. In coerenza con tale visione, i temi trainanti si sono confermati quelli relativi al carcere e alla repressione, con particolare attenzione alle vicende giudiziarie e alle situazioni detentive dei compagni prigionieri, anche di altri Paesi. A quest’ultimo riguardo, nel quadro del dialogo tra formazioni omologhe, ampio spazio è stato riservato, nella propaganda d’area, ai detenuti della Cospirazione delle Cellule di Fuoco (CCF), il gruppo terroristico greco cui è riconosciuto il ruolo propulsivo svolto negli ultimi anni per l’internazionaL’eversione anarcoinsurrezionalista Le strumentalizzazioni del disagio 81 lizzazione dell’anarchia insurrezionale. A conferma della centralità rivestita dalla formazione greca, si pongono: • la riproposizione del Progetto Fenice, “piattaforma” offensiva a sostegno dei rivoluzionari prigionieri, inaugurata nel maggio 2013 in territorio ellenico e diffusasi successivamente in diversi continenti, nel cui ambito sono state rivendicate a nome della FAI/FRI alcune azioni incendiarie compiute nei primi mesi dell’anno nella Repubblica Ceca, in Grecia e in Cile; • la campagna d’azione Per un Dicembre Nero, promossa da detenuti della medesima CCF greca per la ripresa dell’insurrezione anarchica dentro e fuori le prigioni (vds. box n. 20), nella quale si inquadra l’attentato, rivendicato a nome della sedicente Cellula Anarchica Acca, realizzato con un ordigno occultato in una pentola a pressione, esploso il 18 dicembre davanti al portone della Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa Investigativa/POLGAI a Brescia. Anche la corrente insurrezionalista ortodossa, che rispetto agli informali preferisce l’anonimato nella pratica di lotta, si è distinta per un rinnovato attivismo propagandistico. Da un lato, sono stati elaborati nuovi progetti editoriali e ristampati documenti degli anni passati, dall’altro, si è registrata la partecipazione a incontri d’area, a livello sia nazionale che internazionale, in La sponda virtuale delle campagne antagoniste Dal monitoraggio delle iniziative e degli assetti organizzativi delle cellule di attivismo digitale, che operano sia a livello nazionale che internazionale, la comunità di Anonymous si è confermata quale sigla privilegiata cui si riferiscono numerosi hacker per rivendicare attacchi informatici. Nel corso del 2015, a sviluppo di un trend già emerso, non sono mancate campagne “allineate” con l’agenda dell’area antagonista o del movimento libertario, con iniziative a supporto di proteste di carattere ambientalista, antimilitarista o contro la repressione. In questa cornice rientrano i messaggi postati sul web con i quali Anonymous ha rivendicato attacchi, tra l’altro, contro il Ministero della Difesa (con la dichiarata sottrazione di numerosi account riferibili a usurpatori e gendarmi), la Polizia penitenziaria (con il trafugamento di dati personali dei fautori di nequizie nelle carceri nazionali) e l’EXPO 2015 (con il boicottaggio dei servizi di biglietteria on-line, allo scopo di unirsi alla lotta degli oppressi e degli emarginati di tutto il mondo, tra cui, in Italia, coloro che lottano contro la TAV e il MUOS). box 19 82 Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza – 2015 occasione dei quali è stata ribadita tanto la distanza da forme di protesta di stampo meramente sindacalista e rivendicativo, quanto la necessità di non perdere di vista l’obiettivo principale dell’abbattimento del potere. Nella prospettiva anti-autoritaria di contestazione ai Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) si collocano alcune azioni esplosive compiute nel corso dell’anno e verosimilmente inquadrabili nella campagna di lotta contro i CIE lanciata da circuiti dell’anarco-insurrezionalismo movimentista (quest’ultimo già sopra richiamato nel contesto delle attivazioni contro la TAV). Alla diffusione su siti d’area, in maggio, di un opuscolo contenente un elenco di aziende impegnate nella macchina delle espulsioni hanno significativamente corrisposto i plichi, contenenti congegni a basso potenziale e privi di rivendicazione, inviati a quattro ditte torinesi e intercettati nei centri di smistamento postale di Bologna (28 maggio) e Milano (15 giugno). Le aziende target risultano citate nella pubblicazione divulgata sul web, secondo la consueta tecnica anarco-insurrezionalista a connotazione fortemente intimidatoria, che prevede la pubblicazione di liste di “nemici” allo scopo di fornire una selezione di possibili bersagli nel segno dell’azione diretta e anonima. Il 10 novembre è apparso sui principali siti d’area il documento intitolato Per una nuova posizione di lotta dell’insurrezione anarchica. Per un dicembre nero, a firma dei detenuti Nikos Romanos e Panagiotis Argirou, membri della CCF. Nel testo si propone l’attuazione di una sorta di coordinamento anarchico informale, da sostenere attraverso azioni multiformi (dalla semplice occupazione all’azione dinamitarda), al fine di alimentare proposte sovversive e strategie di conflitto. Si chiede, altresì, di onorare la memoria del giovane attivista greco Alexandros Grigoropoulos, ucciso nel dicembre 2008 da un agente di Polizia e del militante cileno Sebastian “Angry” Oversluij, rimasto ucciso nel dicembre 2013, durante l’espropriazione armata di una banca. In adesione a tale campagna sono state compiute azioni in vari Paesi contro obiettivi per lo più riferibili all’anticapitalismo e alla lotta alla repressione. Un paio di interventi (in Spagna e in Grecia) sono stati dedicati, fra gli altri, ai detenuti italiani Nicola Gai e Alfredo Cospito, condannati per il ferimento a Genova, nel maggio 2012, dell’Amministratore Delegato dell’Ansaldo Nucleare. In Italia, prima del citato attacco alla Scuola POLGAI di Brescia, l’appello Per un Dicembre Nero era stato prontamente raccolto con un comunicato diffuso sul web a firma Anarchic* fuori dalle mura per un Dicembre Nero. “Per un dicembre nero” box 20 Le strumentalizzazioni del disagio 83 Alla medesima campagna sembrano da ricondurre, inoltre, i plichi esplosivi pervenuti – e deflagrati – all’Ambasciata francese a Roma e ad una società marittima di Bari (12 agosto). Nel solco del filone ostile alle nocività e alla tecnologia si colloca, infine, la ripresa degli attacchi ai danni di strutture di telecomunicazione, specie ripetitori telefonici, il più delle volte rivendicati – ma sempre in forma anonima – intrecciando tematiche ambientaliste e di lotta alla repressione, in solidarietà a militanti inquisiti. In conclusione, permane elevata la minaccia rappresentata dai settori più determinati dell’anarchia insurrezionale, laddove gli obiettivi privilegiati di iniziative di carattere violento rimangono legati al comparto della repressione e ai settori militare, tecnologico e delle nocività. In prima fila nel novero dei possibili bersagli rimangono altresì i poteri economico-finanziari, i media di regime e le strutture/figure rappresentative di Stati stranieri e di istituzioni transnazionali, senza poter escludere il Vaticano e la Chiesa, anche in considerazione della vetrina rappresentata dal Giubileo straordinario. Sul versante degli ambienti di matrice brigatista continuano ad essere presenti – sebbene in un orizzonte temporale di mediolungo periodo – potenziali rischi di una ripresa del fenomeno eversivo, legati ad alcuni aspetti non del tutto ricostruiti dalle indagini sull’ultima stagione terroristica. L’estremismo marxistaleninista I circuiti di ispirazione marxista-leninista rivoluzionaria, per quanto ridotti, hanno mantenuto l’impegno, specie attraverso alcune iniziative editoriali, a preservare e tramandare la memoria delle organizzazioni combattenti degli anni ’70-’80, con l’evidente intento di divulgare, soprattutto presso le nuove generazioni, un’esperienza ritenuta esemplare per i suoi contenuti politici dichiaratamente volti al radicale sovvertimento del sistema costituito. Tale attività propagandistica è pertanto funzionale al proselitismo e alla formazione di nuove leve, nonché a progetti, per ora velleitari, di ricostruzione e unificazione delle forze rivoluzionarie residue. Ha continuato a cogliersi, poi, una certa influenza del cd. carcerario che, sebbene non generalizzata come negli scorsi decenni, ma ormai limitata all’iniziativa di un ristretto nucleo di detenuti politici storici, ha tentato di indirizzare sul piano ideologico l’impegno delle formazioni attive fuori dal carcere. In proposito, l’attenzione dei militanti è stata orientata sia verso il tradizionale mondo del lavoro (senza che tuttavia siano stati conseguiti risultati di rilievo in merito al tentativo di inserimento strumentale nelle vertenze in atto), sia verso le manifestazioni più significative della protesta sociale, con l’obiettivo di conferire loro una prospettiva politica che le porti a superare la dimensione meramente rivendicativa; inoltre, gli eventi internazionali e il fenomeno migratorio hanno sollecitato un rinnovato interesse per il complesso scenario estero, cui si è tentato di fornire una lettura di classe e antimperialista. 84 Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza – 2015 È rimasta centrale, altresì, la solidarietà militante ai prigionieri rivoluzionari che, sviluppata anche sul piano internazionale, ha continuato a registrare interventi propagandistici a sostegno delle formazioni armate tuttora attive, con specifico riferimento, per quanto riguarda l’Europa, alla situazione in Grecia. Appare sempre possibile, infine, che elementi d’area pianifichino azioni dimostrative volte a fomentare un innalzamento della conflittualità sociale nonché a verificare eventuali adesioni a percorsi di lotta orientati alla prospettiva rivoluzionaria. Il panorama della destra radicale si conferma frammentato, privo di un progetto politico condiviso e segnato da competizione interna. Le principali espressioni d’area identitaria, alla costante ricerca di legittimazione politica, hanno focalizzato il proprio impegno mobilitativo sui temi più sentiti dai ceti sociali disagiati (occupazione, alloggi, sicurezza), sulla difesa dei valori tradizionali e sul contrasto agli indirizzi economici dell’Unione Europea e all’integrazione degli stranieri. Su quest’ultimo fronte, settori dell'ultradestra hanno tentato di strumentalizzare il malcontento di fasce popolari per quella che è percepita come un’invasione, promuovendo campagne di protesta contro le politiche governative di accoglienza e di gestione dei flussi migratori, e dando spazio all’emergere di pulsioni anti-islamiche. Le diverse anime della destra radicale Sul piano internazionale, il comune orientamento “euroscettico” delle formazioni della destra radicale continentale ha favorito il consolidamento di piattaforme politiche di respiro europeo. Oltre che con omologhe compagini europee, risultano confermati i contatti con i circuiti ultranazionalisti russi, i quali individuano in Mosca il difensore ultimo delle radici e delle autentiche tradizioni europee, dunque il capofila dello schieramento anti-statunitense e anti-UE. Entro questa cornice ideologica, marcatamente antimondialista e filo-russa, hanno continuato a svilupparsi anche le attività propagandistiche delle componenti eurasiatiste che, in particolare, hanno promosso iniziative a favore della popolazione siriana e filo-Assad, nonché, come altre componenti d’area, a sostegno della Federazione Russa nel contesto della crisi ucraina (vds. box n. 21). L’attenzione dell’intelligence non ha mancato, inoltre, di considerare l’attivismo del movimento skinhead, d’ispirazione neonazista, dedito prevalentemente alla promozione di eventi musicali utilizzati per autofinanziamento e per sostenere i militanti inquisiti, nonché protagonista di una ripresa dell’azione più propriamente “politica” in chiave anti-immigrazione. Sul territorio altoatesino è stato rilevato il crescente interesse delle componenti skinhead germanofone locali a sviluppare collegamenti con omologhi circuiti pangermanici tedeschi, sulla base di istanze condivise di stampo antisemita e xenofobo. Le strumentalizzazioni del disagio 85 Il monitoraggio informativo ha riguardato anche le storiche componenti avanguardiste e altre frammentate realtà minori, impegnate in un tentativo di riaggregazione delle forze, nonché il tifo violento organizzato, specie i gruppi più marcatamente ideologizzati. In generale, a conferma di un trend più volte evidenziatosi negli ultimi anni, l’aumento dei livelli di visibilità e di attivismo delle principali organizzazioni della destra radicale ha alimentato la spirale di contrapposizione con le compagini di estrema sinistra, concretizzatasi in episodi anche violenti. Il fenomeno appare destinato a reiterarsi, in ragione del sempre più frequente convergere dei due fronti, spesso attivi nei medesimi contesti urbani su tematiche di interesse comune (quali il disagio sociale e abitativo e l’immigrazione), pur con visioni spesso opposte.

documento completo
http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2016/03/Relazione-2015.pdf



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