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lunedì 3 ottobre 2016

A proposito della riforma e di quanto voluto da JP Morgan per il nostro Paese grazie all'appoggio della vergogna nazionale napoitAno

foto di Stefano Davidson.
di Stefano Davidson
A proposito della riforma e di quanto voluto da JP Morgan per il nostro Paese grazie all'appoggio della vergogna nazionale napoitAno, compreso il ducetto eventuale per mantenere quanto demolito, trovo sempre di assoluta attualità per tutti quanto scritto qualche anno fa:
Giorgio Napolitano aderisce giovanissimo al Partito Comunista nel 1945, e viene eletto per la prima volta alla Camera nel 1953. Nel novembre 1956, Napolitano è un giovane dirigente del Partito Comunista Italiano, e all’indomani della repressione della "rivoluzione ungherese" da parte delle truppe sovietiche, che portò alla morte di quasi 3000 ungheresi, l’odierno Presidente tuonò: "l’intervento sovietico ha evitato che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e ha impedito che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, contribuendo in maniera decisiva a salvare la pace nel mondo". Ora, sembrerà chiaro che secondo la visione "bellicopacifista" di Napolitano, la pace e la democrazia si esportano solo con le bombe che piovono dal cielo o con i carri armati che entrano nelle città. Naturalmente, questa visione, si allinea perfettamente con le linee guida delle "comunità internazionali" delle quali il nostro Presidente di volta in volta fa parte o si sente idealmente affine, indistintamente per l’URSS e per la NATO. Svolge poi durante gli anni ’60 diversi incarichi all’interno della direzione nazionale del partito, ed assumerà maggiore prestigio negli anni ’70 quando sarà responsabile della politica economica del partito. É proprio durante gli anni ’70 che Napolitano diventerà una figura importante all’interno dei giochi politici e di potere (internazionali). Facciamo quindi un salto temporale di una ventina d'anni e atteriamo nel gennaio 1978, mese fondamentale per il prosieguo nostro discorso: il Dipartimento di Stato americano comunica attraverso un "report" al Foreign Office che la nuova amministrazione USA è preoccupata per una probabile partecipazione del PCI al governo Andreotti, che proprio in quei giorni era entrato in crisi. Una delle soluzioni alla "questione" che venne presa in considerazione, fu quella di spaccare- tramite un’operazione segreta - il PCI, ma questa idea venne scartata e accantonata. Fatto sta, che nel marzo del 1978, con il rapimento di Aldo Moro, che stava preparando un esecutivo con i comunisti, l’idea di un governo col PCI venne definitivamente accantonata. Nell’aprile dello stesso anno scende in campo il nostro caro e amato Presidente. Infatti, in quel periodo, fu il primo comunista italiano ad ottenere il visto per poter entrare negli Stati Uniti, allo scopo di presenziare a importanti "conferenze". Il tour di conferenze (di facciata) di Napolitano, comprendeva alcune delle più importanti università americane: Princeton, Harvard, Yale, Georgetown e John Hopkins University, ma il vero e proprio "meeting" riservato dagli americani per Napolitano era al "Council on Foreign Relations". Il Council on Foreign Relations è uno degli organi più rappresentativi della politica estera americana; esso è sostenuto da fondazioni economiche internazionali e da privati facoltosi, e agisce come un organo di studio di "strategie globali", che divengono molto spesso direttive di politica internazionale per il governo americano. Tra i suoi finanziatori troviamo alcuni dei maggiori gruppi economici a livello globale, e cioè:American Express, American Security Bank, Cargill Inc., Chase Manhattan Bank, Coca Cola, Exxon Corp., General Electric Foundation, ecc.
É proprio al Council on Foreign Relations che la visita negli States di Napolitano raggiunge il suo apice. Davanti ad una platea composta da grandi avvocati, banchieri e dirigenti industriali di portata internazionale, Napolitano inizia il suo discorso affermando che: "Il Pci non si oppone più alla Nato come negli anni Sessanta, mentre lo scopo comune è quello di superare la crisi, e creare maggiore stabilità in Italia». Il suo discorso continuò ricordando alla platea le mozioni unitarie votate in Parlamento da Pci e Dc nell’autunno del ’77 sul rafforzamento della Comunità europea, sul contributo comune da dare per la distensione, la riduzione degli armamenti, e la piena attuazione dell’Atto di Helsinki. In conclusione parlò di economia italiana e internazionale. Tutto il suo discorso fu accompagnato dal beneplacito della platea, che vedeva in lui "l’uomo giusto" da tenere all’interno del PCI. Infatti, grazie a Napolitano, gli americani finalmente trovarono il contatto ideale all’interno del Partito Comunista. Gli States erano alla ricerca di contatti all’interno del PCI già dal 1969, e nel 1975 anche l’intelligence statunitense si mise alla ricerca di qualche "interlocutore privilegiato", secondo quanto afferma il "rapporto Boies", per il crescente timore di una vittoria dei Comunisti in Italia.
Ritornato in Italia, Napolitano insieme ai "moderati" del PCI, come Amendola, Lama, Bufalini e Macaluso fonderà una corrente interna al Partito Comunista, detta "migliorista". Questa corrente ebbe da subito, all’interno del partito, una certa influenza, e su molti aspetti pesarono le loro prese di posizione contro la linea portata avanti dal segretario Berlinguer. I miglioristi guardavano con buon occhio alle socialdemocrazie europee, mentre Berlinguer teorizzava la "terza via", una via capace di andare al di là del capitalismo e della socialdemocrazia; ma solo su un punto i miglioristi furono d’accordo con Berlinguer, e cioè sulllo "strappo" da Mosca. Quindi, in maniera subdola e più celata, il progetto di "spaccare" in due il PCI formalmente riuscì. Grazie a questa corrente, il Partito Comunista abbandonò sempre più celermente le "anacronistiche" posizioni rivoluzionarie e filosovietiche, per sposare la causa della NATO e dell’eurocomunismo. Fu grazie a questo spostamento dell’asset politico del PCI che si arrivò al dibattito degli ultimi anni ’80, che porterà allo scioglimento del Partito Comunista e alla formazione del Partito Democratico della Sinistra nel 1991. In questa fase storica e politica, gli interlocutori numero uno degli interessi statunitensi in Italia furono, paradossalmente, proprio gli ex PCI.
Ritornando a Napolitano, nel 1992 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati, e nel ‘96 sarà Ministro dell’Interno nel governo Prodi. Nel 2006 la sua carriera arriva all’apice, infatti, il 10 maggio sarà eletto Presidente della Repubblica. Ed è con il grande gaudio degli americani, per la sua elezione alla presidenza della Repubblica, che nel 2007 il nostro Presidente ritorna in America, di nuovo al "Council on Foreign Relations", dopo 29 anni dalla sua ultima apparizione. Il suo discorso verterà sull’economia italiana, e specialmente su due temi:
Scommesse per il futuro: "possiamo scommettere sull'Italia, sulle sue tradizioni storiche e sui suoi spiriti animali; spiriti animali è un riferimento alla vitalità italiana, agli spiriti animali del capitalismo di cui parlava Keynes".
Rinnovamento dell’economia: "In Italia abbiamo bisogno di una liberalizzazione, che in passato non è stata abbastanza significativa... non per ragioni ideologiche... ma per una serie di interessi privati, di corporazioni, che resistono con molta forza a qualsiasi cambiamento che possa colpire i loro privilegi".
Ora è tutto più chiaro, se negli anni ’70 – ’80 un "interlocutore privilegiato" come Napolitano, poteva servire a tenere a bada alcune istanze del Partito Comunista, ora che il pericolo "rosso" è svanito da un pezzo il nostro caro allora futuro Presidente può divenire con tranquillità il portavoce della politica economica americana in Italia.
Da alcuni "report" del 2009 recapitati alla Segreteria di Stato americana dall’ambasciata USA in Italia, si identifica Napolitano come l’unico interlocutore possibile nella "frastagliata" politica italiana e si elogia la sua figura: "un moderato, europeista e con un forte legame Transatlantico, è serio, un intellettuale, un’eminenza grigia. Un punto di riferimento morale nell’arena politica spesso frastagliata. Un interlocutore privilegiato". Non mancano le accuse all’immobilismo del governo sulle "riforme" economiche, e ancora elogi all’intraprendenza del fido Napolitano: "quando Napolitano spinge a favore di "riforme economiche internazionali" per affrontare la crisi globale dell’economia, il governo italiano offre uno stimolo modesto alla crescita".
Eccolo, l’uomo di punta del CFR e dunque del NWO (New World Order), che infatti ha nominato Mario Monti presidente del Consiglio (capo della divisione europea della Commissione Trilaterale, membro permanente del Gruppo Bilderberg ed ex advisor di Goldman Sachs, etc... vedi tutti i post su Sua Rigidità pubblicati in questa pagina), e ora l’Italia non è più una democrazia, e hai visto in Grecia? E hai visto la Germania? E hai visto lo spread? E guarda, che sfacciati, l’ha anche detto chiaro e tondo il Presidente: “per fronteggiare le nuove, potenziali crisi che si affacciano all’orizzonte si richiede un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace anche al di fuori dei confini della stessa Europa e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale. L’Italia deve fare la sua parte, deve contribuire a garantire la sicurezza internazionale, prevenire e superare crisi e conflitti in aree vicine e lontane. Questa è una responsabilità a cui non possiamo sottrarci, che come italiani e come europei non possiamo delegare ad altri”.
L'ha detto lui, Napolitano da 35 anni uomo di punta in Italia del Council on Foreign Relations degli USA e amico delle loro multinazionali. Il punto è proprio questo: i rapporti di Giorgio Napolitano, già dirigente comunista, con la classe dirigente più ammanicata degli Stati Uniti d’America. Basterà citare un nome su tutti: quello di Henry Kissinger, Segretario di Stato degli Stati Uniti nelle presidenze di Richard Nixon ed Henry Ford; diplomato ad Harvard ed inizialmente vicino a Rockfeller – come al solito, tutto torna – poi consigliere della Sicurezza Nazionale per Nixon appunto; l’uomo dietro al complotto che ha fatto saltare il governo cileno di Salvador Allende per insediare il dittatore militare Augusto Pinochet. L’uomo delle mille guerre, soprattutto quella dell’Indocina, compresa quella della Rhodesia e, in parte, del Vietnam, per il quale raggiunse un cessate il fuoco. Insomma, un uomo al centro di tutti gli snodi della politica internazionale americana, e dunque principale alfiere del Nuovo Ordine Mondiale: definito criminale di guerra per il suo coinvolgimento nella Guerra in Cambogia (500mila morti), definizione probabilmente calzante visto che diceva “mancherò di immaginazione, ma non vedo come possa entrarci la morale” – dopo aver detto ai generali militari di “radere al suolo” qualunque cosa si muovesse in Cambogia – viene inoltre ritenuto da alcuni “il grande architetto” del cammino verso il Nuovo Ordine Mondiale durante la presidenza Nixon, principalmente a causa delle sue buone conoscenze con i grandi della finanza internazionale, in particolare appunto la famiglia Rockfeller.
Giorgio Napolitano, quindi amico di Kissinger, l’uomo del Nuovo Ordine Mondiale, tanto che quest’ultimo arriva a definirlo “il suo comunista preferito”. E’ tanto, no? Per me sì.
Qualcuno di voi noterà la contraddizione: è stato un ex-comunista a spianare la strada al governo dei banchieri!
Un Capo dello Stato ex-comunista che ha “sospeso la democrazia italiana” per star dietro ai desiderata della Finanza internazionale pilotata dall’asse franco-tedesco saldamente alleato con le banche internazionali di tutto il mondo.
Napolitano quindi uomo di punta del Council on Foreign Relationship, dicevamo: il CFR altro non è che il braccio armato primigenio, quello creato per primo, della finanza internazionale. Il Council on Foreign Relations sarebbe stato creato formalmente nel 1921 come “governo ombra” della Federal Reserve (di cui abbiamo parlato abbondantemente a inizio post), banca centrale Americana voluta dai grandi banchieri e che fino ad allora la politica aveva tentato di evitare per contrarietà all’accentramento della politica finanziaria. D’altronde il Council, voluto nel 1921 come dicevamo, fu creato su richiesta del presidente Woodrow Wilson (il presidente dei quattordici punti, della dottrina Wilson e della fondazione della Società delle Nazioni, praticamente il bisavolo del complotto mondiale); il primo presidente del Council fu David Rockfeller che proprio durante la sua presidenza del CFR creò la Commissione Trilaterale. Insomma, secondo il complottismo signoraggista e mondialista il CFR è uno dei vertici del poligono del controllo occulto mondiale: Wall Street, Trilaterale, Bilderberg, Federal Reserve e Council for Foreign Relations. Il tutto voluto da questi architetti del nuovo mondo che non essendo riusciti a radunare il consenso popolare intorno alle loro idee sarebbero passati al pilotaggio occulto del mondo, utilizzando come arma la finanza internazionale: d’altronde sono tutti ricchi banchieri, che ci vuoi fare!
Quindi non bisogna stupirsi che nelle odierne politiche antinazionali, dove i poteri vengono sempre di più demandati ad "entità" ed organismi sovranazionali, uomini come Napolitano, riescano ad avere così tanti consensi fuori dai propri confini. Riesce difficile comprendere, comunque, come l’opinione pubblica possa scagliarsi contro l’ambiguità palese di quest’uomo, solo nelle questioni di mera importanza, per "firme" messe o non messe su leggine di poco conto e rilevanza per la vita delle persone. Nessuno ha aperto gli occhi sulla vera natura dell’uomo Giorgio Napolitano, un uomo che ha giocato da sempre nei balletti politici internazionali che hanno interessato il nostro Paese, defraudandoci della nostra sovranità, sempre alla mercé dei poteri economici e finanziari. Per questo, diffidiamo dalle belle parole enfatizzate dai giornali "compiacenti", di questi uomini che parlano di libertà, pace, giustizia e altre amenità simili; l’unica certezza è che le azioni di questi "grandi" uomini, da Napolitano in giù, non sono certamente eseguite per il "nostro interesse", ma per gli interessi che hanno da sempre condizionato, in maniera fraudolenta, la vita del nostro Paese.
hanno da sempre condizionato, in maniera fraudolenta, la vita del nostro Paese.
Stefano Davidson

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