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lunedì 6 marzo 2017

In arrivo la legge bavaglio per ammazzare i blog. Sarà dura ma se hanno così paura, abbiamo vinto


Forse per voler festeggiare in modo degno i 25 anni dall’inizio di Mani Pulite, ecco che l’Italia pare precipitata in una riedizione redux del 1992, con la magistratura che entra a piedi uniti nel dibattito politico attraverso la più classica delle inchieste a sensazione: il cosiddetto caso Consip, la centrale unica di acquisto della Pubblica amministrazione, divenuta palcoscenico di un scontro politico-affaristico degno della Prima Repubblica. Di fatto, pare un tutti contro tutti, una sorta di redde rationem in seno al potere, uno snodo verso nuovi equilibri. Tranquilli, nulla di tutto questo: nei fatti, ci troviamo unicamente di fronte a una resa dei conti proxy nel PD in vista di primarie e congresso, nulla di più. La prova? Guardate i tre candidati al ruolo di segretario: il primo è Matteo Renzi, di fatto la vittima per conto terzi dell’inchiesta, il secondo è Michele Emiliano, presidente della Puglia e magistrato mai dimessosi, casualmente giunto al ruolo di competitor dopo mille capriole politiche e finito nell’inchiesta Consip come testimone, dopo aver mostrato alcuni sms compromettenti su Luca Lotti al “Fatto quotidiano”, mentre il terzo è Andrea Orlando, ministro della Giustizia, di fatto controllore delle toghe e per questo già accusato da Emiliano di conflitto d’interessi.


Insomma, non fatevi buggerare: non siamo alla vigilia della rivoluzione, siamo solo alla resa dei conti interna al potere. Non a caso, nel pieno della bufera, ieri il premier Gentiloni è andato rivendicare il suo ruolo politico fino a scadenza di legislatura a “Domenica in” da Pippo Baudo, roba da far impallidire Kafka e Ionesco. Ma tranquilli, il potere sa quali sono le sue priorità, al di là delle cortine fumogene. Sapete, ad esempio, che il Senato italiano ha deciso di buttare ulteriormente nel cesso il proprio tempo con una proposta di legge bipartisan contro le fake news, presentata una ventina di giorni fa a Palazzo Madama? L’ho scoperto dal sito di “Repubblica” per caso e per illustrarvi il contenuto di questa vera e propria legge bavaglio e ammazza-blog userò ampi stralci proprio del resoconto fatto dal quotidiano edito dalla tessera numero uno del PD. Cosa prevede il ddl? Multa per chi diffonde notizie false su social media o siti “non espressione di giornalismo online”, contrasto dell’anonimato e obbligo per i gestori delle piattaforme informatiche di monitorare costantemente i contenuti che circolano al loro interno. Sapete qual è il nome di questa mossa degna del Minculpop? “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”. Non male, peccato che il Senato farebbe meglio a preoccuparsi dell’alfabetizzazione – di base, non mediatica – di alcuni suoi membri, ad esempio Antonio Razzi. Ma tant’è.
E sapete chi è la prima firmataria di questa legge che tutela le testate giornalistiche e ammazza i blog a colpi di multe e, nei casi più gravi, condanne a pene detentive? Adele Gambaro, una ex Cinque Stelle espulsa dal Movimento con voto online. E sapete ora dove siede in Aula? Nel gruppo guidato da Denis Verdini (Ala-Scelta Civica)! Potrei chiudere qui l’articolo, perché nemmeno il genio di Ionesco sarebbe arrivato a partorire tanto ma la cosa è seria, terribilmente seria. Per la Gambaro si tratta di “una battaglia a tutela dei cittadini che non deve lasciare fuori nessuno. Non vogliamo mettere un bavaglio al web, né sceriffi ma normare quello che è diffuso e non ha regole”. E qui la cosa si fa scabrosa, perché pare che la proposta di legge abbia ottenuto un consenso bipartisan, raccogliendo firme in tutti i gruppi: anche i Cinque Stelle?


Perché se così fosse, dovrebbero andare a nascondersi a vita vista la cagnara che hanno inscenato nel settembre del 2015, quando la Camera approvò la riforma del processo penale. All’epoca i grillini si imbavagliarono in Aula, visto che la norma prevedeva restrizioni – sacrosante, dico io – della possibilità di pubblicare intercettazioni sui giornali. Quelle sì sono uno scandalo e, soprattutto, il frutto marcio di commistioni tra giornalismo e giustizia, visto che saltano sempre fuori e finiscono sempre più o meno nelle stesse mani: la norma escludeva infatti la pubblicazione delle intercettazioni di persone occasionalmente coinvolte nelle indagini. Sacrosanto, lo ripeto, in un Paese civile e non nella DDR. E conferma diretta di questo ci giunge dalla decisione della procura di Roma di revocare le indagini sul caso Consip al Noe dei Carabinieri, proprio a causa delle continue fughe di notizie (quelle che i giornali chiamano scoop). Domanda: Grillo, qualcuno dei tuoi ha per caso dato la sua firma alla legge ammazza-blog? Se sì, calci nel culo, spero. Altrimenti, complimenti per la coerenza.
Perché di questo si tratta, visto che nel mirino finiscono proprio blog come questo e forum, non le testate giornalistiche, ovvero le più grandi distributrici di bufale in assoluto, bastino gli esempi della presidenziali Usa e della guerra in Siria. E le pene previste? L’articolo 1 dice che chi pubblica o diffonde “notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l’ammenda fino a 5mila euro”. La situazione peggiora se il fake “può destare pubblico allarme recare nocumento agli interessi pubblici”, visto che in tal caso sono previsti l’ammenda fino a 5mila euro e la reclusione non inferiore a dodici mesi. Chi, invece, si rende “responsabile di campagne d’odio contro individui o volte a minare il processo democratico” è punito con la reclusione non inferiore a due anni e l’ammenda fino a 10mila euro. Questo blog, stando al politically correct imperante in istituzioni politiche, editoria e magistratura, chiuderebbe dopo due giorni e il sottoscritto dovrebbe preparare i bagagli per San Vittore. Perché è chiaro l’intento: non punire chi scrive o diffonde balle, altrimenti non basterebbero Regina Coeli e Rebibbia per accogliere chi ha trasformato per mesi il conflitto siriano o le presidenziali Usa in una guerra ideologica ma criminalizzare il dissenso e, di fatto, eliminare i blog e i forum dalla vita pubblica. Volete la libertà d’informazione? Perfetto, loro ve la offrono sotto forma di censura preventiva.


Quante ammende potrebbe pagare un blog come questo, prima di chiudere? E chi avrebbe ancora il coraggio di scrivere verità scomode, ad esempio l’invasione di migranti in atto, con la prospettiva di affrontare un processo e una pena detentiva, ancorché sospesa, perché il suo pensiero è ritenuto “campagna d’odio”? Non a caso, è stata durissima la reazione di due avvocati interpellati in merito da “Repubblica”, Francesco Paolo Micozzi e Giovanni Battista Gallus, a detta dei quali “uno strumento come questo sarebbe, in sostanza, un insperato alleato di un’eventuale deriva antidemocratica dell’Ordinamento. Anziché favorire la libertà di espressione e di confronto, vero antidoto alle notizie false, si pensa un quadro repressivo che al massimo provocherebbe un temuto “chilling effect”, portando qualsiasi persona a desistere dal commentare o dallo scrivere qualsiasi cosa in Rete nel timore che qualcuno possa ritenerla una fake news”. Ed è questo che vogliono, ridurre al silenzio le voci libere. E senza capitali o interessi/appoggi politici e imprenditoriali alle spalle.
Già, perché nel caso il ddl dovesse passare, chiunque prima di aprire un qualsiasi blog, sito web privato o forum diretto alla pubblicazione o diffusione di online di informazioni, dovrebbe inviare tramite posta elettronica certificata tutte le informazioni personali (nome e cognome, domicilio e codice fiscale) alla Sezione per la stampa del tribunale. Inoltre, sarebbe richiesta una maggiore responsabilità alle piattaforme informatiche, le quali sarebbero obbligate a monitorare costantemente ciò che viene pubblicato al loro interno, compresi i commenti degli utenti: quando rintracciano un contenuto “falso, esagerato o tendenzioso” sono tenuti alla rimozione, pena 5mila euro di ammenda. Signori, siamo al regime più totale e assoluto, alla negazione del diritto di espressione, questa è la Siberia del pensiero: quanta gente dovrebbe lavorare in un blog per monitorare costantemente i commenti degli utenti, segnalare quelli ritenuti fake ed eliminarli?


I blog campano per la gran parte su base volontaria e su qualche introito pubblicitario o da piattaforma, così si impone loro un organigramma da quotidiano on-line in tutti i sensi: d’ora in poi, potrà aprire un blog e gestirlo solo chi avrà soldi per creare un struttura ad hoc e per pagare un collegio difensivo. E’ la fine e, non a caso, si tratta di un ddl bipartisan, va bene a tutti tacitare le voci libere. Come questa. La quale, se passerà la legge, avrà vita breve. Brevissima, temo. Ma sapete cosa vi dico, a voi lettori, a Funny e agli altri che contribuiscono con i loro articoli alla vita di questo covo di pazzi chiamato RischioCalcolato? Che se li abbiamo portati a questa follia, è perché abbiamo vinto noi. Certo, solo una battaglia e, probabilmente, la guerra ci vedrà sepolti. Ma siamo 1 a 0. Ci ammazzeranno ma non ci avranno piegato. E, soprattutto, non ci avranno come complici. Vi lascio, indignato ma fiero, parafrasando George Bernard Shaw: “Spesso ci si attacca ai numeri come gli ubriachi si attaccano ai lampioni, non per farsi illuminare ma per farsi sostenere”. Succede anche con le fake news e la censura. Hanno paura di crollare, l’uso politico del caso Consip ne è la riprova. Ma crolleranno.
Mauro Bottarelli
fonte http://www.rischiocalcolato.it/2017/03/arrivo-la-legge-bavaglio-ammazzare-blog-sara-dura-cosi-paura-vinto.html

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