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lunedì 6 marzo 2017

LETTERA APERTA AI SOCI DI ASSET BANCA Di Stefano Davidson

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LETTERA APERTA AI SOCI DI ASSET BANCA
Di Stefano Davidson

Egregi Soci di Asset Banca, Signori dell’equilibrio delle finanze della Repubblica di San Marino, stando almeno a quanto riportato dal Vs. portavoce La Tribuna Sammarinese, difensori della trasparenza e dell’onestà di un sistema che (si immagina anche in base anche all’accoglimento da parte dell’Unione Europea dell’attuazione di quanto previsto dall’ONU ed insito nei Guiding Principles on Business and Human Rights  redatto dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite PhD John Ruggie e nella successiva Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese, dell’ottobre  2011, che sancisce l’impegno assunto dalla UE in materia, di imprese e diritti umani) dovrebbe garantire i correntisti tutti, mi rivolgo a Voi con alcune semplici domande che spero vivamente vengano riportate personalmente a ciascuno di voi e che in quanto singoli esseri umani e non solo professionisti del settore le valutiate:

come mai di fronte alle evidenze documentali di cui il Vs Legale rappresentante è al corrente, permettete che si reiteri un ingiustizia (oltre che un reato) nei confronti di una privata cittadina italiana defraudata di ogni suo avere grazie all’operato del Vs ex Direttore generale (nominato nonostante denuncia penale sulla testa, la cui fondatezza risiedeva, da subito, nei documenti in VS possesso dal momento dell’acquisizione dell’Istituto commissariato di cui egli fu vicedirettore e responsabile finanza) quando agiva in BCS?

Come mai pretendete una sentenza dallo Stato di San Marino in base ad accordi “particolari” sull’acquisizione di BCS per restituire quanto comunque evidentemente dovuto da BCS alla cliente?
Per venire rimborsati di quanto non di vostra responsabilità fino al 2012?
Ma siamo sicuri che le responsabilità successive, vista l’omertà e i comportamenti della Vs dirigenza, ed il quantum a scaturirne sia stato conveniente per la banca o magari lo è stato solo fino ad ora per loro, ovvero per chi cercava di evitare quanto ora, ahi lui, parrebbe inevitabile?

Come mai nessuno di Voi Soci ha mai pensato che l’occultamento manifesto e doloso di informazioni sommati alla mancata denuncia dei fatti a BCSM al momento dell’acquisizione (la vertenza era già aperta) non potesse rappresentare una pregiudiziale a detto rimborso da parte dello Stato, viste tra l’altro anche le normative antiterrorismo ed antiriciclaggio violate dai Vs funzionari pur di tacere l’illecito?

Come mai nessuno di voi ha preso in esame l’ipotesi che questo traccheggiamento inumano (trattandosi di persona fisica, violata in almeno cinque dei suoi diritti garantiti dalla carta europea sottoscritta dalla Repubblica di San Marino, Artt. 1,2,3,6,17), portato avanti con la complicità di Banca Centrale, altrettanto responsabile (nelle persone del suo ex Direttore Generale Giannini nonché dei Commissari Gumina e Ielpo) vista la mancata vigilanza nonostante l’Esposto Ufficiale giuntole ben due anni prima del deposito delle denunce, possa avere ripercussioni sul Vs Istituto a causa  dell’omertà a dir poco discutibile e cosa potrebbe comportare a livello non solo di risarcimento, ma anche di sanzioni?

C’è qualche legame tra questa Vs sicurezza e, per esempio, il metodo di archiviazione del Procedimento penale da parte del giudice di primo grado Antonella Volpinari che nemmeno chiese una verifica della presenza di quanto contestato dalla cliente sin dal primo momento e poi “sbucato” fuori dopo la riapertura delle indagini?

Ricordo a questo proposito quanto al decreto di riapertura:
“Considerato che: 
le indagini compiuti nell'arco di tempo superiore ai due anni non hanno riguardato i vertici dell'istituto bancario presso il quale era stato aperto il conto corrente, né il comportamento delle persone che hanno consentito al prevenuto di operare senza titolo e senza il consenso dell'intestatario del conto, né la natura dei rapporti tra costoro e il prevenuto, anche sul presupposto non privo di rilievo che l'apparente delegato ad operare sul conto della sig.ra XXXXXXX era la stessa persona che rappresentava la società acquirente dell'immobile (YYYY); neppure sono state compiute doverose indagini sulla natura delle attività poste in essere dalla società in questione, sul giro di affari compiuti e sulle somme in entrata e in uscita dai conti correnti alla medesima riferibili, nonché sui rapporti tra tale società e la Banca commerciale sammarinese”
che significa sostanzialmente che il Commissario “nulla fece”.
E “nulla fece”, nonostante si immagini in quanto “giudice” al corrente dell’esistenza di una Legge Costituzionale della Repubblica di San Marino che andrebbe applicata in questi casi, ovvero la numero 144 del 2003 che all’articolo 9 dice in sintesi che Chiunque abbia subito un danno conseguente a provvedimento giudiziario del Magistrato adottato per diniego di giustizia può agire contro lo Stato (ovvero i sammarinesi) per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e morali. Specificando che costituisce diniego di giustizia, l’omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio ( e in questo caso ci furono entrambe). Aggiunge inoltre, come ciliegina sulla torta, che costituisce colpa grave la negazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento come evidente da più di un anno presso il Tribunale Unico).
Per fortuna, nello stesso Tribunale, ci fu chi capì la gravità dell’astensione da qualunque mossa da parte del Commissario incaricato, e quanto ai Vs funzionari molto gradito pare essere stato scongiurato.
Egregi Signori Soci, ma Voi avete minimamente presente quello che può provocare “a cascata” la deprivazione di ogni avere ad una persona (oltretutto di sesso femminile, a 57 anni compiuti e all’inizio della crisi economica peraltro)?
Ritengo sia superfluo ricordarVi che TUTTO costa, così come il fatto che “venire segnalati” alla centrale rischi del “sistema creditizio” sammarinese ed italiano di conseguenza, a causa dell’illegale comportamento di quelle stesse banche che hanno provocato scientemente e colpevolmente quanto accaduto alla vittima, crea un’ulteriore impasse economico finanziaria praticamente insuperabile, tenendo conto oltretutto di quant’altro è condizionato da tale segnalazione.
Immagino che Voi presupponiate che chi venne colpito dal comportamento dei funzionari di BCS e poi reiterato nella negazione e nell’occultamento della verità addirittura dal Vs Direttore Generale, nonché dal Vs Presidente Ercolani (per altro, già condannato “per altro”), addirittura via mail (scripta manent) in risposta a giornaliste de Il Fatto Quotidiano, abbia avuto familiari che di conseguenza possano avere subito danni e magari, considerata l’età di qualcuno, addirittura irreparabili?
Avete considerato, umanamente, a prescindere da quelle che comporta “fattualmete” il venire derubati di tutto, le conseguenze dovute allo stress creato dalla resistenza (oramai palesemente e dolosamente) temeraria in giudizio nonostante i Vs dirigenti sapessero dal primo istante? E nonostante i Vs legali sapessero?
Avete considerato il caso che la Vostra vittima possa avere già avuto conseguenze fisiche direttamente attribuibili a quanto accadutole per responsabilità di BCS, ma reiterato dai loro stessi dirigenti passati “misteriosamente” tra le Vs fila?
Vi sentite nel giusto e dormite sonni tranquilli sapendo che i Vs “bravi”  reiterano tali comportamenti alla faccia delle responsabilità che, così facendo, Vi accollano?
In calce a questa mia, un breve riassunto a cura di professionista riminese (Specializzato presso "William Alanson White Institute" . Docente e supervisore presso "Istituto di psicoanalisi Erich Fromm", Bologna. Docente e supervisore presso "CAPA" (China America Psychoanalytic Alliance) Delegate member IFPS (International Federation of Psychoanalityc Societies) di quanto accaduto psicologicamente alla vittima della Vs miopia (o lungimiranza?) nello scegliere gli organi della Vs creatura finanziaria, e ciò in barba alla vostra sbandierata onestà che, se non si palesa davanti ad ingiustizie palesi, vorrei sapere in che modo possa venire dimostrata.

Spero ardentemente che i Vs funzionari, continuando a mantenere il comportamento che hanno tenuto nei confronti della cliente e del Vs stesso istituto, non vi avessero informati di quanto accaduto poiché così se non altro, sapendo di che cosa Vi rendono complici,  forse ora affronterete il problema da un altro punto di vista e magari questa mia potrà farVi riflettere se sia poi il caso di esercitare il Vs diritto di rivalsa su quanti da Voi lautamente stipendiati per tradire la Vs fiducia, quella degli altri professionisti onesti del settore a San Marino, e quella dell’intera popolazione sammarinese la cui economia fa fede sul Sistema Bancario e la sua corretta e trasparente gestione.
Distinti Saluti
Stefano Davidson

“La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico è una condizione di disagio nota  come danno esistenziale, la quale lede direttamente i diritti della personalità promulgati dalla costituzione italiana (Art. 2) inducendo nella persona uno stato ansioso fortemente lesivo e debilitante.
L’ansia è una condizione del tutto naturale nel nostro organismo, nasce come risposta a specifiche condizioni di stress, è inoltre un indicatore di stato in grado di fornire informazioni sulla condizione di salute psicofisica della persona. Questa tuttavia, si manifesta in maniera potenzialmente dannosa, nel momento in cui l’individuo vive condizioni particolarmente pesanti sotto il profilo emotivo, cognitivo e personale.
Su di un piano cognitivo, la persona che vive situazioni di stress e/o pericolo (come nel suddetto caso), tende a sottovalutare le proprie strategie di coping e le proprie capacità ad affrontare il mondo reale ovvero perde progressivamente quelle capacità precedentemente acquisite di far fronte produttivamente ai normali problemi della quotidianità.
A questo si aggiunge la tendenza a concentrarsi in maniera ossessiva sulla percezione del pericolo vissuto, quindi a valutare sempre più la realtà esterna come dannosa e/o aggressiva procurando  un graduale ritiro in sé stessi. Si manifesta quindi una sopravvalutazione dei livelli di pericolosità mentre allo stesso tempo vengono sottovalutate le proprie capacità di intervento. Questo comporta un innalzamento perpetuo di attenzione a quasi tutti i contesti, vissuti come pericolosi.
Una delle patologie a cui possiamo fare riferimento quando parliamo di sovraccarico di stati ansiosi è il PTSD (Post traumatic Stress Disorder), questa condizione, che una volta era nota come disturbo traumatico post bombardamento, i pazienti affetti da questo tipo di malattia presentano sintomi tipici della depressione maggiore (DSM) accompagnati dal ripercorrere in maniera automatica ogni aspetto della fase traumatica che ha determinato l’innalzamento dei valori di  ansia.
La condizione di deprivazione coatta di sostegno economico, osservata attraverso una prospettiva psicodinamica, può determinare una coercizione dell’individuo nel rivivere, tanto nelle fasi oniriche quanto attraverso il pensiero ossessivo, le fasi emotive e cognitive dell’evento traumatico che verranno a ripresentarsi in ogni momento della giornata, senza lasciare spazio per intraprendere attività che possano giovare, portare beneficio o più semplicemente, permettano all’individuo di provvedere in maniera dignitosa a sé stesso.
La condizione psicofisica del PTSD viene inoltre rispecchiata nello stile di vita dei “senza tetto” (è stato statisticamente riscontrato che molte delle persone che versano nella condizione di “senza tetto”, hanno subito in sincronia una forte condizione stressogena/traumatica e la mancanza di infrastrutture sociali e/o familiari adatte ad “assorbire” quei picchi emotivi che non avrebbero potuto essere gestiti autonomamente).
L’incapacità di amministrare sé stessi per via della condizione sopra descritta, può avere ricadute dai costi sociali ed economici difficilmente calcolabili ma evidentemente spropositati.
Si vuole mostrare come, un forte squilibrio di stato, dovuto ad impatti stressogeni esterni (come ne è un esempio la deprivazione coatta di sostegno economico) possa indurre gravi, nonché potenzialmente permanenti, mutamenti nella condizione di salute mentale dell’individuo.
Le ricadute evidenti e tangibili sulla vita della persona dovute a PTSD possono comportare:
Sensazione di essere staccato dal proprio corpo (depersonalizzazione), di vivere la realtà come strana e irreale (derealizzazione), amnesia dissociativa, riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante e il distacco emozionale.
Vale a dire:
-    Perdita di autostima
-    Affaticamento cronico
-    Perdita di fiducia in sé e negli altri
-    Incapacità di sostenere relazioni interpersonali
-    Forte appiattimento emotivo

Ognuno di questi sintomi implica una serie di impatti psicofisici che aggrediscono la quotidianità dell’individuo rendendola del tutto inconciliabile con lo sviluppo o con la prosecuzione di una vita dignitosa, in cui, la persona ha il diritto di provvedere al proprio benessere.
La costrizione coatta a rivivere i momenti più angoscianti delle propria esistenza (sintomo che abbiamo visto essere chiaro e presente all’interno della patologia PTSD), nonostante la suddetta condizione non sia deliberatamente auspicata da chi ne ha causato l’origine, è il risultato di azioni paragonabili a gravi lesioni fisiche indotte da aggressioni e/o da torture reiterate nel tempo.

Nel nostro caso, nonostante il risultato dell’atto lesivo non possa essere annoverato in danni su ossa o tessuti porta con se implicazioni altrettanto misurabili, tuttavia visibilmente più abiette e disumane dal momento che, la lesione vera e propria implica cicatrici sul tessuto che costituisce la personalità stessa dell’individuo.”
Stefano Davidson

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