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giovedì 11 luglio 2019

Scandalo Epstein: trema l'élite globale

Jeffrei epstein
La procura di New York ha arrestato per abuso e traffico di minori il grande finanziere Jeffrey Epstein. E tanta élite trema. L’uomo era già stato condannato per reato analogo, ma scontò una pena lieve grazie a un patteggiamento accordato dall’allora procuratore Alexander Acosta, attuale ministro del Lavoro e oggi al centro di  critiche per quella scelta, con annessa richiesta di dimissioni.
Non solo Acosta, anche Trump viene accusato di aver intrattenuto rapporti con Epstein, dato che l’aveva lodato in un vecchio tweet (2002).

Le dimore di mr. Epstein

In realtà il presidente degli Stati Uniti c’entra nulla in questa vicenda. I suoi supporter ricordano come il grande accusatore di Epstein nel processo in Florida avesse tessuto l’elogio del tycoon, l’unico che avesse sfidato l’omertà che circondava le attività del finanziere.
E che Trump ha cacciato Epstein dal suo ranch a Mar-a-Lago, dopo che questi aveva molestato una ragazza. Anzi, fu Trump, nel 2015, in un comizio a evocare lo scandalo Epstein come foriero di sventure per Bill Clinton.
Le accuse contro Trump sembrano create ad arte per sviare da ben altro. In un articolo di Vanity Fair, “Il talento di mr. Epstein”, censurato dall’editore (come spiega la stessa giornalista), si descrive la sua casa a New York come “il gioiello della corona delle case residenziali della città”.
Oltre a questa, “Epstein vive in quella che è considerata la più grande abitazione privata del Nuovo Messico, un ranch da $ 18 milioni e 7.500 acri che ha battezzato ‘Zorro’, che “fa apparire la casa [di New York, ndr.] una capanna”.
Epstein ha poi la sua isola privata,  Litte St. Thomas – soprannominata da alcuni “isola delle orge” – , nelle isole Vergini; inoltre possiede elicotteri e aerei privati, tra cui il cosiddetto “Lolita express”, con ospiti massaggiatrici minorenni, sul quale ha viaggiato anche Bill Clinton (più di venti volte, ma lui dice quattro e accompagnato dal suo staff).
Location lontane da occhi indiscreti, nelle quali dava feste grandiose, piene di giovani ragazze, racconta VF.
Documentario sul caso Epstein del 2017

La rete Epstein

I suoi contatti sono impressionanti. Nell’agenda trovata nella sua casa, scrive il Washington Post“, ci sono democratici e repubblicani, stelle e magnati del cinema, un primo ministro israeliano (Ehud Barak) e reali sauditi (Bandar e Salman), primi ministri e colleghi miliardari”.
E ancora: “Titani dei media come Rupert Murdoch, Conrad Black e Michael Bloomberg; magnati del business come Richard Branson, Steve Forbes e Edgar Bronfman Jr; Kennedys, Rockefeller e Rothschild” etc…
Nel suo libro, “La Tratta: Il caso Epstein“, Conchita Sarnoff spiega che tanti potenti lo cercavano perché “ha tutti i giocattoli”…
Nell’articolo di VF si parla di un uomo più che riservato,  con “un lato oscuro” e con il quale era meglio stare attenti. Si accenna di minacce a un giornalista e al fatto che i dipendenti di un Fondo investimento nel quale ha iniziato la sua carriera lo ricordano come “la persona misteriosa di cui tutti erano spaventati a morte”.
Nella nota di VF anche il suo senso per le donne giovani, per i libri del marchese De Sade e per lo sfarzo (nella sua casa di New York la “scrivania  dorata” di J. P. Morgan).
Ma anche un cenno al fatto che alcuni dei suoi “ospiti erano inorriditi” dalle feste, a conferma di feste singolari e indice che non tutti quelli che coinvolgeva erano conniventi.
Gestore di miliardi di dollari per conto di potenti, su VF si dichiarava poco interessato ai modelli economici e finanziari, invece esperto in “stile di vita”…
Quella di Epstein non era solo una depravazione privata. Gestiva, forse per conto di altri, una rete. Presumibilmente allo scopo di attirare potenti per ingaggiarli e poterli ricattare (così anche Ann Coulter di Fox News).

L’élite trema e copre

È lo spaccato di un’élite al potere, che ha bisogno di mostri come Epstein, quello del “lavoro sporco”, come si accenna in VF.
Avete letto migliaia di articoli su Ruby e sul Bunga Bunga, che al confronto è roba da educande. Come anche migliaia di articoli su ecclesiastici pedofili. Delle feste di Epstein, e dei suoi frequentatori, si saprà ben poco.
Sarebbe utile scavare, anche per interpellarsi sul destino delle giovani e dei giovani usati dalla rete, il cui silenzio doveva essere tutelato a ogni costo.
Ma crollerebbe il mondo, anzi un mondo. L’élite globale non può permetterselo. E coprirà tutto. Detto questo, vanno rilevate due cose. La prima è che l’arresto di Epstein indica che certi ambiti hanno perso potere.
La seconda riguarda i Clinton, che dopo il caso Weinstein, il mega-produttore di Hollywood arrestato per molestie sessuali, si trovano impelagati in altra vicenda sgradevole. I cognomi in “stein” evidentemente gli portano sfortuna.
Avevamo accennato come il vento liberal-clintoniano fosse tornato a soffiare sul mondo (Piccolenote). Tale sviluppo ha incontrato un imprevisto. Non solo Clinton, anche l’ex premier israeliano Barak, da poco tornato alla politica, ha il suo da fare per difendersi (Haaretz).

Ps. Per approfondire, The Jeffrey Epstein case, di Conchita Sarnoff, volume con una copertina particolarmente significativa (cliccare qui).

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