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lunedì 9 dicembre 2019

La Siria attacca la Rai che non trasmette l'intervista di Assad alla Maggioni

Assad durante un'intervista

L'intervista sarebbe dovuta andare in onda contemporaneamente su in Italia e Siria, ma la Rai ha chiesto continui rinvii. Protesta Damasco, secondo cui si tratta di un tentativo di oscurare la verità sulla situazione nel Paese.
Lo scorso 26 novembre il presidente siriano Bashar al Assad è stato intervistato dalla giornalista Rai Monica Maggioni. L'intervista, però non è stata né trasmessa né programmata nel palinsesto Rai.
Marwa Osman, portavoce della presidenza siriana, ha dichiarato in una nota che con Rai esistevano accordi per la trasmissione e che la data prevista per la messa in onda era il 2 dicembre scorso. 
L'intervista sarebbe stata trasmessa in contemporanea su Rai News 24 e sui canali siriani. Ma all'ultimo momento, con una telefonata, la Rai ha chiesto il rinvio della messa in onda "per motivi inspiegabili". 
La richiesta di rinvio è stata reiterata, ma l'intervista non è stata tuttora inserita in programma. Damasco ritiene che la Rai non abbia alcuna intenzione di trasmetterla. L'ufficio stampa del presidente Assad ha annunciato che se "Rainews continua a rifiutare la messa in onda, l'intervista verrà trasmessa integralmente sugli account presidenziali social e sui media nazionali siriani lunedì 9 dicembre alle 9, ora di Damasco”.
Per Damasco si tratta di un episodio di censura che dimostrerebbe come "l'Occidente tenta di nascondere la verità sulla situazione in Siria e delle sue ramificazioni sull'arena europea e internazionale". 
La replica della Rai è arrivata dall'amministratore delegato Fabrizio Salini. Salini ha preso le distanze dall'intera operazione, arrivando a negare, in una nota, che l'intervista sia stata commissionata dal canale italiano.
“L'intervista al presidente siriano Bashar al Assad, realizzata dall'Ad di Rai Com, Monica Maggioni, non è stata effettuata su commissione di alcuna testata Rai. Pertanto non poteva venire concordata a priori una data di messa in onda”.

Oggi è il tempo dei traditori infami che fanno morire la Patria.


di Federica Francesconi


Se il senso delle istituzioni si misura con 4 minuti di applausi della claque de La Scala al mummificato Presidente della Repubblica, significa che per questo paese della speranza non c'è nemmeno la parvenza. L'élite che applaude e osanna se stessa, questo è stato lo spettacolino andato in onda sabato scorso a Milano. Un'ovazione al silenzio complice di uno dei peggiori Presidenti della Repubblica che abbiamo mai avuto. Sì, perché mentre l'oligarchia applaudiva il massimo rappresentante delle istituzioni ormai del tutto scollate dai reali problemi del Paese, l'UE continuava indisturbata a spolparci. Ma nel frastruono della "spontaneità" degli applausi della Scala al suo, ma non mio, Presidente, le grida di aiuto dei disoccupati, dei malati terminali e dei disabili senza adeguata assistenza, dei bambini strappati ingiustamente alle loro famiglie, dei piccoli imprenditori ipertassati con il cappio al collo, non sono giunte alle soavi orecchie delle dame dell'alta società e dei loro piaciuti accompagnatori. Due Italie totalmente scollegate tra loro si fronteggiano: quella del perbenismo che si autocelebra in vuoti eventi mondani, e quella della gente comune, questa sì davvero perbene, che lotta per sopravvivere con dignità tra mille difficoltà.
O se fosse vivo Puccini, che invocava uno Stato forte! Fascista pure lui senza appello. Come reagirebbe? Avrebbe un mancamento nel vedere come hanno ridotto lo Stato italiano. Un secchio pieno di escrementi. La sua Scala ridotta a platea di ruffiani che encomiano lo sfascio delle istituzioni. Un secolo fa, all'indomani della I Guerra Mondiale, ci fu un risollevamento dell'Italietta derisa dalle potenze europee. Se tale rinascita fu giusta o sbagliata lo lascio giudicare ai miei lettori. Quel che è certo è che non esistono più uomini della tempra umana e morale di un Puccini. Ed è per questo motivo che Mattarella è acclamato come eroe. Il loro eroe, il garante della dissoluzione in atto dell'idea di uno Stato forte e sovrano, come prima di lui lu fu Napolitano. Cali il sipario: non è più il tempo di eroi veraci, che come i protagonisti della Tosca morivano per nobili ideali. Oggi è il tempo dei traditori infami che fanno morire la Patria.

Federica Francesconi

I morti viventi.


I morti viventi.
Ho scritto piu’ volte che l’innovazione diventa distruttiva nel caso in cui ci sia un ostacolo tra domanda e offerta. Quando qualcosa (come capita nel mondo delle case in affitto, o dei taxi, o dei luoghi di socialita’) si mette tra la domanda e l’offerta, esigendo un balzello per consentire alle due di incontrarsi, e’ nella lista nera dell’innovazione.
La cosa assurda e’ che , quando questo avviene, tutti fanno gli stessi errori. Quando chi vive di una rendita di posizione scopre di essere sotto l’attacco degli attori dell’innovazione, reagisce sempre allo stesso modo. E si condanna a morte.
Vedo sul mercato tre condannati a morte. Le banche, le telco , I social network e la televisione. Di quest’ultima parlero’ in un post a parte.
E in tutti e tre i casi, stanno recitando la stessa commedia della reazione stupida, anche se si trovano in tre fasi diverse della condanna a morte. La condanna a morte , dal punto di vista del condannato, si svolge in tre fasi:
  • Forse posso evitarla se riesco a gestire bene il processo.
  • Sono stato condannato, ma forse accetteranno il ricorso.
  • Il boia mi aspetta, ma se succede un miracolo, forse mi salvo.
Quando si trovano nella prima fase, gli attori si comportano come se la decisione fosse ancora da prendere. Come se l’avanzata dell’ intelligenza artificiale nel mondo della finanza si potesse fermare, le banche continuano a dire “ma senza di noi non potete stare, non c’e’ alternativa”. Il mondo delle banche crede che non ci sia alternativa alla banca, e che al massimo si trattera’ di tagliare gli sportelli (come Unicredit) o di tagliare gli addetti alla gestione dei portafogli (Deutsche Bank). In realta’, ad essere rinunciabile e’ la banca stessa. Se esaminiamo cosa fa una banca, scopriamo che oggi vende il lavoro di qualche software relazionale che gira su un mainframe. Di fatto sono dei cloud obsoleti che offrono un servizio di database ad attori finanziari. Niente di imbattibile, e Revolut e’ solo il primo esempio che mi viene in mente.
Ma il concetto e’ che l’esistenza delle banche si basa su una barriera regolatoria tra chi possiede i soldi (risparmiatori e aziende in attivo finanziario) e chi richiede i soldi (coloro che chiedono i prestiti).
Stessa cosa vale per le telco. Sono ancora nella fase in cui dicono “ma non c’e’ alternativa a noi’, senza realizzare che stanno vivendo sull’inefficienza che sta tra l’offerta di frequenze (normalmente vendute dallo stato) e la domanda di frequenze.
Se non potete fare la vostra rete WIMAX cittadina (soddisfacendo cosi’ il ~90% delle comunicazioni tra utenti)  non e’ perche’ manchino le tecnologie, e’ perche’ c’e’ una gigantesca inefficieza nel processo di assegnazione delle frequenze. Se possedere uno spicchio di frequenza su scala cittadina fosse veloce ed efficiente, voi non paghereste decine di euro al mese per stare in rete. Avreste un ISP locale che vi copre la citta’, e siccome il 90% delle comunicazioni avvengono tra A e B nella stessa citta’ (per questo la localizzazione dei servizi sui cellulari funziona cosi’ bene) ,  sareste a posto.
Siccome il processo di vendita delle frequenze e’ inefficiente, allora solo le telco se le prendono, per cui nessuno puo’ aprire un mini-ISP  su scala cittadina.
Il mercato delle telco si basa su una barriera regolatoria tra chi vorrebbe banda passante (utenti compresi) e chi la offre (carrier e stato, nel caso delle frequenze).
Lo stesso dicasi del mercato dei social network. La domanda che soddisfa e’ quella di un luogo di socialita’ gratuito, o dal costo irrisorio. Se voi volete uscire di casa con gli amici, per dire, quello che dovete fare e’ andare “da qualche parte”. Ma se esaminate attentamente cosa sia “da qualche parte”, scoprirete che “stare con gli amici” vi costa , e parecchio. Non ci sono piu’ posti di socialita’ per persone adulte che siano anche gratuiti: qualsiasi cosa facciate con gli amici, ha dei costi. Lo stesso dicasi dei costi del cosiddetto “dating”: se un adulto vuole conoscere delle persone sperando di trovare un partner, puo’ scegliere tra locali, palestre, hobbies da svolgere in appositi club e associazioni, che hanno costi non indifferenti. Del resto, esiste un fortissimo impianto regolatorio per il quale non e’ piu’ possibile utilizzare luoghi pubblici se non per il transito. Qualsiasi cosa possa nascere in un luogo pubblico, compresa una partita a pallone tra ragazzini, e’ ormai vietata. Se la nostra generazione poteva pensare di andare a giocare a pallone in una piazza o in un qualsiasi posto pubblico, giardinetti compresi, oggi organizzare una cosa simile e’ impossibile per via di un impianto regolatorio che destina i luoghi pubblici al transito di persone che vanno a fare shopping o a consumare qualcosa in qualche locale, oppure a persone che stanno girando in automobile.
D’altro canto, esiste piu’ di una barriera regolatoria alla costruzione di social network online in Europa. Si tratta di un impianto legale riguardante la costruzione di tali servizi. Se Facebook fosse nato in Europa, l’impianto regolatorio lo avrebbe obbligato a mettersi a disposizione delle forze dell’ordine , ed essendo un soggetto locale sarebbe stato subissato da ingiunzioni a rimuovere questo e quello,e  da cause legali circa eventuali danni. Esiste, quindi, un fortissimo impianto regolatorio che frena la nascita di social network: ricordate che in tutta Europa non e’ possibile fare qualsiasi cosa se non si e’ in grado di garantire alle forze dell’ordine l’intercettazione legale, che oggi avviene circa nel 5% del traffico (uno su venti).
I social network esistono grazie all’esistenza di barriere regolatorie e di lobby , che portano tutti gli spazi cittadini a non essere piu’ utilizzabili per una socialita’ gratuita, e ad un impianto regolatorio che impedisce ad un social network europeo di esistere senza essere bersagliato da innumerevoli ed asfissianti obblighi giuridici. Per capirci: oggi come oggi le BBS sarebbero non solo illegali, ma addirittura criminali sotto diversi profili. Se ne esistono ancora alcune e’ solo perche’ si tratta di un fenomeno marginalissimo.
Quindi la prima fase e’ quella in cui gli attori dicono “puppatecelo pure, tanto non avete alternative”.
La seconda fase arriva quando le alternative diventano visibili. Allora queste aziende decidono di passare alla seconda fase del falso senso di sicurezza. Questo e’ spesso la coda lunga del primo “la barriera regolatoria ci protegge”. Siccome la barriera regolatoria passata li proteggeva, quando una tecnologia supera la barriera regolatoria questi attori si illudono che il regolatore fara’ nuove barriere.
Il management delle banche e’ consapevole della loro obsolescenza concettuale. Sanno benissimo che chiunque possa costruire un sistema di crowdfunding potrebbe agilmente dare credito alle aziende. Sanno benissimo che qualsiasi startup faccia un accordo con un circuito di carte di credito potrebbe diventare una banca di seconda generazione, come Revolut.  Sanno benissimo che chiunque abbia esperienza IT puo’ mettere su un sistema transazionale capace di fare il lavoro di una banca.
Sanno di essere condannati e sanno bene che non hanno scampo. Quello che stanno facendo allora e’ di rifugiarsi nel fosso di Helm. Sperano che il regolatore li aiuti ancora, perche’ si rendono conto che la massa di obblighi messa in atto per proteggerli oggi li rende lenti come dinosauri rispetto ai nuovi attori che adempiono agli stessi obblighi con un costo molto inferiore.
Cosi’ si cullano nell’idea che si, i servizi finanziari di seconda generazione prima o poi verranno bloccati dal regolatore. Vedono Google , Facebook e Apple che sperimentano sistemi di e-commerce, e-payment ed e-banking, e si dicono “tranquilli, il regolatore fermera’ queste aziende, con qualche restrizione legale”.
Lo stesso dicasi per le aziende di telecomunicazione. Si stanno accorgendo del fatto che si stanno sviluppando sistemi di comunicazione satellitare sempre piu’ economici, vedono che negli USA si stanno abbattendo i costi della messa in posa di satelliti. Vedono bene che i cinesi stanno abbassando il costo dei dispositivi di rete, e hanno visto bene dei pirati come Iliad che possono assalire un mercato buttando sul piatto qualche decina di miliardi solo per scardinare il sistema dei prezzi, sino a quando (complice il basso costo delle tecnologie) possono costruire la loro telco.
Non si chiedono cosa succedera’ quando i dispositivi di rete mobile costeranno molto meno e molti, molti attori avranno in tasca quella decina di miliardi. O meglio, se lo chiedono, e sapete cosa credono? Dicono “ma il regolatore fermera’ questa tendenza”. Pensano che tutti faranno come Trump con Huawei, e che per entrare nel mondo delle telco ci saranno barriere sempre piu’ forti, come asfissianti requisiti di intercettazione legale (anche su traffico teoricamente criptato) , resilienza di rete e di georidondanza, cui si stanno aggiungendo sempre piu’ stringenti requisiti per i luoghi ove “le centrali” (I central office, nel gergo) sono rinchiusi. Arriveranno a chiedere che possano essere situati solo dentro caserme della polizia e dell’esercito, pur di fermare la nascita di nuove telco.
Ma non puo’ succedere, per una ragione: il mercato di dispositivi intelligenti cresce, e loro stanno FALLENDO nel produrre una piattaforma di servizi adeguata. I dispositivi intelligenti presto avranno necessita’ di parlare tra loro, e non esiste alcuna frequenza pubblica per farlo.
Lo stesso per i social network. Stanno cominciando a sentir battere le campane a morto. Hanno visto cosa puo’ fare Tiktok, e si sono resi conto che non hanno alcun monopolio: basta che entri in gioco un soggetto straniero e puf, la startup che pensavi di strangolare e poi comprare finisce nelle mani di un cinese.
Stanno vedendo social network decentralizzati nascere, ma non si pongono il problema. Stanno vedendo i regolatori stranieri porre sempre piu’ tasse e balzelli sulla loro attivita’ , ma ancora sono convinti che bastera’ un regolatore, il Trump della situazione a fare la voce grossa per fermare tutto.
Inoltre non si stanno rendendo conto di aver fallito nel soddisfare il bisogno per cui erano nati, cioe’ provvedere un luogo di socialita’ ad un costo irrisorio. Il costo rimane irrisorio (apparentemente), ma il luogo di socialita’ e’ diventato semplicemente un luogo di reputation management. Che e’ parte della socialita’ , ma non tutta la socialita’. L’accesso e’ individuale, e non di gruppo, il che cancella il fenomeno dell’appartenenza.
Non stanno vedendo crescere il mondo dei videogames, e di tutti i social collegati (Discord et al) , come minaccia. Perdono di continuo presa sui giovani, ma non capiscono dove sia la loro nemesi, cioe’ nel mondo dei videogiochi e dei social collegati.
Pensano, come al solito, che se questi concorrenti diventeranno temibili, arrivera’ il regolatore a fermarli.
La terza fase della condanna a morte e’ quella in cui si sa che l’appello e’ gia’ fallito, e si spera in un miracolo. Ci si arrende al proprio destino, ma si crede che mostrarsi docili e fare quanto viene chiesto dal carnefice , di buona lena, possa portare clemenza. Cioe’ se io vado sul patibolo sorridendo, dicendo che fanno bene ad ammazzarmi, e che sono completamente dalla parte del boia, allora forse qualcuno dira’ “ma dai, questo e’ un bravo ragazzo, non vedete? Adesso e’ cambiato. Vogliamo davvero ucciderlo?”.
Cosi’ adesso vediamo le grandi banche, quelle che avevano mosso mari e monti per contrastare la finanza di nuova generazione, che iniziano a sostituire gli impiegati allo sportello con l’home banking, e che cacciano impiegati nel finance per sostituirli con delle AI.
I morti viventi.
Lo stesso dicasi delle telco che oggi abbondano di oggetini IoT venduti nei loro “store” antidiluviani, e per i social network che si sforzano di fare marketplace e di “voler unire le persone”. E’ troppo tardi.
E’ troppo tardi perche’ ormai la reputazione dei social network crolla sempre di piu’, le banche oggi sono associate alla parola “crisi”, e le telco sono associate con l’idea di “lento, obsoleto e soffocante”.
Il legislatore sa benissimo che nessuno di questi enti e’ ormai simpatico. E siccome e’ un regolatore politico, sa benissimo che si trovera’ nella situazione di chi volesse difendere societa’ autostrade. Ormai Autostrade e’ sinonimo di “tariffa che aumenta sempre prima delle ferie”. Con il crollo dei ponti e’ diventata antipatica. Nessun politico ha ormai interesse a difenderli.
La loro illusione che qualcuno si muovera’ per difenderli in sede politica e’ ridicola. Ormai una legge “salva banche” e’ vista come uno spreco di soldi pubblici, e per quanto sistemiche siano, quasi nessuno a parte pochi ricconi chiede di salvare una banca usando soldi pubblici. Ormai “salvare una banca” e’ un tabu’ quando “fare anal con mamma”. Lo stesso dicasi , almeno in EU, per i grandi social. Per le telco, poi, ormai non si sono spese abbastanza parole: “obsolete”, “carrozzoni”, “legacy”, “troppo costose”, “succhiasoldi”, sono le parole che si associano di piu’ al loro nomi.
INq ueste condizioni in regolatore puo’ solo aiutarli di nascosto, sperando che nessuno denunci questi “aiutini” usando il web. Ma capiamoci: se oggi in Italia si facesse una legge anti-Iliad, anche nascosta, Iliad immediatamente darebbe fiato alle trombe, e di nascondere l’operazione non se ne parlerebbe proprio. Stessa cosa per leggi Pro-Facebook, o “salva-banche”.
In definitiva, e’ solo questione di tempo.
Quanto tempo non lo so, ma e’ solo questione di tempo.
Il legislatore sta cominciando a considerarli una palla al piede sul piano del consenso, e non puo’ farsi vedere in loro compagnia. Quanto tempo passera’ prima che le barriere regolatorie cadano?
Fonte: https://keinpfusch.net/i-morti-viventi/

VOX ITALIA presenta uscITA il 21 dicembre nelle maggiori piazze italiane

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Il pesce, mi si perdoni la licenza poetica, puzza sempre non dalla testa ma dal deretano.

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di Federica Francesconi
Mentre in Francia i gilet gialli paralizzano un paese con uno sciopero generale in vari settori dei servizi pubblici, in Italia i barricaderos figaioli delle sardine, venuti su a pane e vangelo sorosiano, irretiscono le nuove generazioni con mitragliate di proclami buonisti ispirandosi niente po' di meno che ai cattivi maestri dell'ANPI che hanno portato alla rovina la Patria. A dominare la scena del teatrino dell'Italietta partigiana sempre il solito chiodo fisso: l'antifascismo. In nome dell'antifascismo hanno consegnato il Paese nelle mani dell'alta finanza. In nome dell'antifascismo hanno allevato batterie di polli, pardon, sardine, da far abboccare all'amo del mondialismo. Indottrinati, irretiti e mandati avanti come arieti senza corna verso lo sfacelo della civiltà. Provo profonda vergogna per la mia generazione e per le generazioni che mi precedono: se oggi in Italia non abbiamo gilet gialli ma sardine che puzzano di marciume mondialista la colpa è dei loro genitori e nonni, che li hanno addestrati per disininteressarsi del bene del Paese e per cadere nei raggiri del pensiero unico. Il fallimento della mia generazione e di quelle precedenti è un'evidenza che non può essere negata. Se così non fosse non avremo nelle piazze delle città orde di metrosessuali e centrosocialari che infestano l'aria con il loro fetore di marciume mondialista. Il pesce, mi si perdoni la licenza poetica, puzza sempre non dalla testa ma dal deretano. Sic transit gloria Italiae.

Federica Francesconi

domenica 8 dicembre 2019

La grande truffa dell'olio extra vergine di oliva"deodorato"voluta dall'Unione Europea ai danni di una delle nostre migliori "eccellenze".

Come è possibile comprare extra vergine a meno di 3 euro? Grazie ad una geniale trovata dell’Unione Europea: spremere le olive marce che sarebbero dovute andare al macero! E se puzza, basta “deodorarlo”…!


Il grande affare degli oli d’oliva ‘extra vergini’ deodorati. Come l’olio che in Sicilia chiamano“fituso” diventa ‘buono’ (o quasi). Questa è solo una spiegazione degli inghippi di questo settore. Ce ne potrebbero essere altre. Ma è una illustrazione interessante, che mette in luce il ruolo negativo della UE in materia agro-alimentare (non è una novità). E, soprattutto, gli interessi delle multinazionali che commercializzano olio d’oliva ‘extra vergine’ che non dovrebbe esistere…
Grazie alla solita Unione europea dell’euro dal primo Aprile (e purtroppo non è uno scherzo) sono in vendita gli oli d’oliva extra vergine ‘deodorati’. Che significa? Sintetizzando, significa che si tratta di olio d’oliva prodotto con olive di pessima qualità che, in condizioni ordinarie, dovrebbero finire al macero. Perché? Perché sono rimaste sotto il sole cocente per troppo tempo, perché sono state danneggiate, perché hanno subito processi di fermentazione e via continuando.
Solo che invece di finire al macero – questo il ‘succo’ di questa nuova trovata dell’Unione europea – le olive, anche se di pessima qualità, si moliscono lo stesso e l’olio, anche se emana cattivi odori, viene per l’appunto ‘deodorato’. E venduto, magari a prezzi irrisori.
Questo succede in Italia? Per quello che sappiamo noi, no. Nelle tre Regioni italiane del Sud – Puglia, Calabria e Sicilia – dove si produce il 90% dell’olio extra vergine di oliva vengono molite solo olive di qualità, non certo quelle danneggiate!
Lo stesso discorso vale per le altre Regioni italiane dove si produce il restante 10% dell’olio d’oliva extra vergine italiano: Campania, Toscana, Molise, Abruzzo, Liguria, Veneto.
Insomma: in Italia i veri produttori di olio d’oliva extra vergine non hanno bisogno di ‘deodorare’ l’olio.
Chi invece lavora con l’olio d’oliva (extravergine?) che arriva da certi Paesi esteri – magari un po’ ‘scatò’ – ha invece molto bisogno di ‘deodorare’ l’olio per togliere i cattivi odori…
Alla fine – stringi stringi è di questo che si tratta – l’Unione europea sta consentendo la commercializzazione di un olio d’oliva ‘extra vergine’ che non dovrebbe esistere perché prodotto con olive che dovrebbero finire al macero!
Da dove arrivano questi benedetti olio d’oliva ‘deodorati’? Forse da chi produce molto olio d’oliva. In ogni caso, è bene sempre avere chiaro chi e come produce olio d’oliva nel mondo.
Non mancano i difensori di questa nuova trovata ‘europeista’. Sapete qual è la loro difesa? Eccola: è da anni che, sottobanco, gli oli d’oliva fitusi (cioè sporchi, fituso è un aggettivo della lingua siciliana) sono venduti dopo essere stati ‘deodorati’: l’Unione europea è intervenuta normando la ‘deodorazione’ a tutela dei consumatori!
Tra l’altro – fanno notare i difensori d’ufficio delle trovate dell’Unione europea dell’euro sull’agro-alimentare – gli oli d’oliva extra vergini ‘deodorati’ rispettano tutti gli altri parametri che la legge richiede agli oli d’oliva extra vergini: percentuale di acido oleico inferiore a eccetera eccetera.
Vero è: ma dimenticano che erano oli fitusi hai quali hanno tolto con processi chimici i cattivi odori!
Ora noi non vogliano scendere nei tecnicismi annoiando i lettori con parolone di chimica organica tipo “alchil esteri” o “metil esteri”. Noi siamo giornalisti terra terra e, con parole speriamo comprensibili, vi illustriamo quel è il ragionamento degli europeisti. E cioè: se un olio d’oliva è troppo puzzolente si deve buttare, se è meno puzzolente e si può deodorare, beh, allora va bene!
Se ci fate caso, il ragionamento dell’Unione europea sugli oli d’oliva ‘deodorati’ è lo stesso ragionamento fatto per il grano: così come ci sono accordi commerciali con Paesi che producono grano duro e grano tenero pieni di glifosato e micotossine che l’Europa ‘deve’ acquistare perché ci sono di mezzo gli interessi delle multinazionali, la stessa Europa ‘deve’ acquistare anche gli oli d’oliva extra vergini ‘deodorati’ perché così hanno deciso le multinazionali!
Di interessi delle multinazionali parla il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo. Che in un’intervista a Radio Radio cita, non a caso, la questione degli oli ‘deodorati’:
“Ci trasformeranno in polli da batteria – dice Rizzo – che, grazie alla rete, consumeremo cibi schifosi. Una volta c’erano i diritti dei lavoratori, oggi ci sono i diritti dei consumatori”.
QUI L’INTERVISTA DI MARCO RIZZO A RADIO RADIO DOVE SI PARLA ANHE DI OLI ‘DEODORATI’
Che dire? Il nostro consiglio resta sempre lo stesso: non acquistate olio d’oliva extra vergine a prezzi stracciati!
L’olio d’oliva acquistatelo presso i frantoi di fiducia o presso le aziende agricole di fiducia.
E ricordatevi che un litro di vero olio d’oliva extra vergine non può costare meno di 8 euro!
P.s.
Va da sé che chi mette in giro olio d’oliva ‘extra vergine’ deodorato frega chi produce olio d’oliva extra vergine di alta qualità. Perché quando grandi quantitativi di un prodotto vengono immessi sul mercato, automaticamente, il prezzo di quel prodotto si abbassa. Ecco perché è importante acquistare l’olio d’oliva extra vergine a Km zero e, in generale, tutti i prodotti a Km zero.
Acquistando a km zero si aiutano i nostri agricoltori, si portano in tavola prodotti genuini. E si evitano le schifezze che ci propina la globalizzazione dell’economia!
 https://www.inuovivespri.it/2019/11/30/ecco-perche-una-bottiglia-di-olio-doliva-extra-vergine-costa-meno-di-3-euro/?fbclid=IwAR2_9CIThqib2022YjPCRuDbDs98YONaK-gcBZiDR4ClehlTh5DTcHh2qfE

Nel 2015 D'Alema spiegava la truffa del Mes.