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mercoledì 16 gennaio 2019

BlackRock, quel potere occulto che domina tutta la finanza europea



DI MARIA MAGGIORE
ilfattoquotidiano.it
L’aneddoto viene da un’ex impiegata di BlackRock: arrivato sopra l’Atlantico in viaggio in Europa, il Ceo e fondatore di BlackRock Larry Fink chiede al comandante dell’aereo di cambiare rotta e dirigersi verso la Germania. Intanto telefona a un suo uomo a Francoforte perché organizzi un incontro con Angela Merkel, entro cinque ore. Il manager cerca di fare il possibile, ma non riuscendo a trovare la cancelliera, fissa un appuntamento con il vicepresidente della Bmw. I due s’incontrano, poi mentre il tedesco sta spiegando le strategie della Casa automobilistica, Larry Fink si alza e comincia un’altra conversazione telefonica. Disinvoltura di chi sa di essere considerato tra gli uomini più influenti al mondo (Fortune, 2018).
Laurence “Larry” Fink, 65 anni, figlio di un commerciante di scarpe e di un’insegnante d’inglese, è il trader californiano che nel 1988 ha fondato la società BlackRock con una dozzina di colleghi. Oggi gli impiegati sono 13.900, in 30 Paesi. E BlackRock è diventata la più grande società d’investimento al mondo, 6.280 miliardi di dollari di capitale gestito, di cui un terzo in Europa, più del Pil di Francia e Spagna messe insieme. Attraverso il suo software per la gestione dei rischi, Aladdin, BlackRock controlla indirettamente altri 20.000 miliardi di dollari. Un potere che BlackRock esercita anche dando consigli a governi, Banche centrali, istituzioni europee. E influenzando ogni legge che viene approvata in Europa. “Le enormi dimensioni di BlackRock ne fanno un potere di mercato che nessuno Stato può più controllare”, riassume il deputato liberale tedesco (Fdp) Michael Theurer.
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https://comedonchisciotte.org/blackrock-quel-potere-occulto-che-domina-tutta-la-finanza-europea/

Vaccini, Carpeoro ai pm: inquisite Burioni, il Patto è illegale




Vaccini, associazione a delinquere: «Il reato è così grave che non c’è bisogno di sporgere denuncia: qualunque Procura dalla Repubblica può procedere d’ufficio». È un appello ai pm italiani, oltre che al presidente Mattarella, quello che l’avvocato Gianfranco Pecoraro (in arte Carpeoro) rivolge, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, il 13 gennaio. Pietra dello scandalo, il “patto per la scienza” promosso dall’immunologo Roberto Burioni e sottoscritto da Beppe Grillo, Matteo Renzi, Enrico Mentana, Carlo Calenda, Vittoria Brambilla e molti altri. Secondo Carpeoro, dirigente del Movimento Roosevelt, la magistratura deve intervenire: quel testo configura gravissime ipotesi di reato, fino all’attentato alla Costituzione, dal momento che si propone di abolire la libertà d’opinione e la libertà di ricerca scientifica, entrambe tutelate dalla Carta costituzionale. Se mai diventasse legge, lo sciagurato “patto” proposto da Burioni, secondo Carpeoro segnerebbe la fine della ricerca scientifica in Italia: per questo, insiste, va fermato subito, per via giudiziaria, prima che sia troppo tardi, in nome della democrazia e dello Stato di diritto.
«Se il potere si coagula attorno a questo patto – dice Carpeoro – saremmo poi costretti a cambiare le leggi, cosa molto più difficile. Ecco perché io chiamo tutti quanti alla mobilitazione per fermare il patto: configura il reato, associativo, di attentato Gianfranco Pecoraro Carpeoroalla Costituzione». Carpeoro punta il dito contro Burioni, professore ordinario di microbiologia e virologia presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Quella del San Raffaele – dice – è l’università dove insegnava il professor Cacciari, che aveva come splendida studentessa la figlia di Berlusconi. Un’università ben frequentata: come assistente odontotecnica vi lavorava anche una bella ragazza come Nicole Minetti». Ma, a parte le credenziali accademiche di Burioni, Carpeoro si concentra sul testo del suo “patto”: “Tutte le forze politiche italiane si impegnano a sostenere la scienza come valore universale di progresso dell’umanità”. Aria fritta: c’è qualcuno che potrebbe non impegnarsi a sostenere la scienza come valore universale? Valore che ovviamente “non ha alcun colore politico”, avendo lo scopo di “aumentare la conoscenza umana e migliorare la qualità di vita dei nostri simili”.
Sempre aria fritta, aggiunge Carpeoro: chi mai, in Italia, ha evitato di sostenere la scienza? «Il problema – obietta – è che Burioni è convinto che “la scienza” sia lui. E allora, tutti quelli che non sostengono Burioni, non sostengono la scienza. È come il Re Sole: “l’État c’est moi!”, “dopo di me il diluvio”. E siccome Burioni è convinto che la scienza sia lui, tutti quanti devono firmare queste politiche: devono firmare un patto dove si sostiene lui». Continua il testo: “Nessuna forza politica italiana si presta a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica (i.e., negazionismo dell’Aids, anti-vaccinismo, terapie non basate sull’evidenza scientifica, etc.)”. Anche questa è aria fritta, sottolinea Carpeoro, «ma con qualche effetto un po’ più grave, perché bisogna stabilire chi decide qual è la scienza L'immunologo Roberto Burionie qual è la “pseudoscienza”, qual è la medicina e qual è la “pseudomedicina”. E sotto questo profilo, Burioni mi deve dire chi lo ha nominato arbitro di questa valutazione».
Per il resto, aggiunge Carpeoro, se uno fa una ricerca sull’Aids partendo da presupposti alternativi, o una ricerca sull’efficacia o meno di certi vaccini, questo è perfettamente lecito, in Italia. «Qui stiamo parlando di ricerca: poi è lo Stato che decide. Burioni invece vuole proprio proibire la ricerca – e criminalizzarla, se è alternativa alla sua. Quanto alle politiche sanitarie nazionali, quelle le decide lo Stato: non le decide né Burioni né il suo “patto”». Ma fin qui, prosegue Carpeoro, siamo di fronte solo a delle emerite stupidaggini, non ancora a ipotesi di reato. La musica, secondo l’avvocato, comincia a invece a cambiare a partire dal punto 3 del “patto” di Burioni, dove si legge: “Tutte le forze politiche italiane si impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati che, con affermazioni non-dimostrate ed allarmiste, creano paure ingiustificate tra la popolazione nei confronti di presidi terapeutici validati dall’evidenza scientifica e medica”. Tanto per cominciare, premette Carpeoro, non può esistere nessun “patto” che impegni le forze politiche italiane a “legiferare e governare”, come dice Burioni, «perché le leggi le approva il Parlamento senza impegni preventivi, dato che i nostri deputati e senatori sono liberi da vincolo di mandato».
Ma il peggio viene dopo, dove si propone di “fermare l’operato” dei liberi ricercatori (come i biologi coordinati da Vincenzo D’Anna, che hanno appena scoperto vaccini “sporchi” e inefficaci, privi degli agenti immunizzanti). «Sapete cosa significa, “fermare l’operato di quegli pseudoscienziati”? Significa fermare la ricerca», sottolinea Carpeoro. «Tutte le ricerche alternative a quelle che Burioni considera “scienza” non devono essere fatte. Non si potrà più ricercare, in Italia, perché le forze politiche italiane hanno fatto un patto con Burioni. E se domani si scopre che una determinata cosa, oggi considerata certa, non lo è più?». Secondo Carpeoro, «questo è un reato di attentato alle libertà costituzionali. Il reato è: attentato alla Costituzione. E tutti coloro che hanno firmato – Grillo, Renzi, Mentana – concorrono al reato associativo di associazione per delinquere, per Enrico Mentanacommettere il reato di attentato alla Costituzione. Perché questo testo è contrario al dettato costituzionale di cui all’articolo 21 della Carta costituzionale, che è la libertà di opinione. E inoltre è contrario a un altro articolo, che tutela specificamente la libertà di ricerca scientifica».
Sempre secondo Carpeoro, Burioni «lo rincalza, il reato», laddove scrive: “Tutte le forze politiche italiane si impegnano ad implementare programmi capillari di informazione sulla scienza per la popolazione”. Ovvero: «Informazione non sulla scienza: su quello che pensa Burioni». E questa informazione unilaterale andrebbe imposta “a partire dalla scuola dell’obbligo, e coinvolgendo media, divulgatori, comunicatori, ed ogni categoria di professionisti della ricerca e della sanità”. Per Carpeoro, «Burioni vuole instaurare il Minculpop», il ministero della propaganda mussoliniana, «in modo che nessuno – fin dalla scuola dell’obbligo – possa pensarla diversamente, da come la vede lui». Infine, l’avvocato segnala l’articolo che sembra il meno importante, ma è quello a cui probabilmente Burioni tiene di più: tutte le forze politiche italiane si impegnano affinché si assicurino alla scienza («cioè a Burioni»), “adeguati finanziamenti pubblici, a partire da un immediato raddoppio dei fondi ministeriali per la ricerca biomedica di base”. Burioni dice che i soldi devono finire solo a chi la pensa come lui? Quindi, di fatto, si vieterebbero «tutte le forme di ricerca che comportino il mettere in discussione anche cose che sembrano certe». Assurdo: «Nella scienza, tutto è sempre in discussione».
Come si può pretendere di limitare il raggio d’azione della ricerca? A quanto pare, Burioni lo taglierebbe in modo netto. E attenzione: «Vuole farlo con un patto di potere. E il potere si è saldato». Ragiona Carpeoro: «Che Grillo, Renzi, Mentana e compagnia cantante si trovino su quello stesso versante, è il segnale che il potere – su quell’argomento – si è saldato». L’avvocato non si rivolge personalmente né a Grillo, né a Renzi, né a Mentana: «So perfettamente che sarebbe inutile, magari per tre tipi diversi di motivi». Spiega: «A Mentana “fa immagine”, il fatto di essere tra queste firme». Renzi? «È un naufrago, alla ricerca disperata di zattere». E Grillo «non l’ha neanche letto, questo “patto”, o se l’ha letto non l’ha capito, e anche ammesso che non l’abbia capito, qualcuno gli ha detto: firma lo stesso». Carpeoro si rivolge direttamente al capo dello Stato, anche in virtù della sua specifica esperienza di costituzionalista: «Gli chiedo se sia ammissibile che circoli, tra la popolazione, Beppe Grilloun “patto” che contiene due capoversi che esprimono la volontà di attentare alle libertà costituzionali, la libertà di opinione e la libertà di ricerca scientifica».
Il suo appello è diretto anche al potere giudiziario: «Mi rivolgo alla magistratura: quelli che ho evidenziato sono reati procedibili d’ufficio», dichiara Carpeoro. «Non c’è bisogno che i “no-vax” sporgano delle denunce. Perché il problema di questo “patto” è che vuole andare a monte: non vuole proibire posizioni politiche di disapprovazione di obblighi vaccinali, vuole proibire che venga svolta tutta quella vasta gamma di ricerca, e di possibilità di ricerca, che possa mettere in discussione certezze scientifiche che non sappiamo se siano di effettiva valenza scientifica o di esclusivo comodo e sfruttamento commerciale». E questo, aggiunge Carpeoro, è un dubbio che tutta l’Italia ha. «E probabilmente, un “governo del cambiamento” dovrebbe porsi il problema di questo dubbio e cercare di fugarlo, nei modi legittimi, legali e trasparenti, previsti dalle nostre leggi». Quindi, aggiunge Carpeoro, «mi appello a tutti i magistrati d’Italia: chiunque di loro può aprire un fascicolo, d’ufficio, per un reato di questo tipo, iscrivendo nel registro degli indagati – da subito – il signor Burioni, il signor Mentana, il signor Renzi, il signor Grillo e tutti gli altri firmatari. Burioni come responsabile, e gli altri come associati al reato, nell’ipotesi del reato associativo (associazione per delinquere), che poi dovrà essere vagliata in sede istruttoria».
Aggiunge Carpeoro: «Questo appello lo faccio ufficialmente, perché penso che una cosa così grave meriti una risposta netta, ferma e trasparente. Non sto commettendo nessun reato, nel chiedere giustizia. Chiedo giustizia nei confronti delle persone che ho nominato. Purtroppo, a meno che non realizzino un comportamento di “desistenza operante”, cioè revochino la loro firma a quest’accordo, questi signori sono associati a reato – per il solo fatto di aver firmato questo appello – perché hanno gli strumenti culturali e personali per valutare la gravità di questo appello, nei suoi termini di attentato alla democrazia». Per Matteo RenziCarpeoro, quello promosso da Burioni è un testo «gravissimo», di cui le istituzioni – politica, Quirinale e magistrati – dovrebbero valutare seriamente le conseguenze: una precettazione di questo tipo va bloccata sul nascere, sottoponendo al vaglio della magistratura «le persone che hanno pensato di poter fare questo, in uno Stato democratico».
Per chiarezza, Carporo ribadisce la sua posizione in merito all’obbligo vaccinale: «Teniamo presente che io non sono un “no-vax”. L’ho detto più volte: voglio solo poter verificare, di volta in volta, e avendo un ampio spettro di informazioni da parte di scienziati che ne capiscano, l’opportunità relativa a stabilire un obbligo per un determinato tipo di vaccino e la conoscenza degli effetti, anche di quelli collaterali, di quel vaccino. Cosa fondamentale, sulla quale, sì, le forze politiche dovrebbero firmare un patto, ben diverso da quello proposto da Burioni». Certo, i vaccini sono anche un business: «Quando la loro utilità e necessità non sono scientificamente dimostrate, e quando non sono spiegati in modo trasparente al pubblico, sono l’espressione di un modo assolutamente perverso di fare del business sulla pelle della gente». Precisa ancora Carpeoro: «Non mi assocerò mai a chi criminalizza i vaccini in quanto tali, o a chi esprime disistima nei confronti dei medici. Bisogna procedere esaminando caso per caso, senza mai giudicare per schemi generali». Aggiunge: «Sull’obbligo vaccinale, in Italia, c’è stata poca chiarezza, e la chiarezza è fondamentale: quando lo Stato stabilisce degli obblighi e tocca il corpo delle persone, ha il dovere legale e morale di essere trasparente. Deve spiegarle bene, le cose: deve spiegare che cosa ti vuole iniettare, anche utilizzando pagine intere sui giornali. Questo non è stato fatto: non sono state chiarite tutta una serie di perplessità sui contenuti di alcuni vaccini».
(“Vaccini, associazione a delinquere. Carpeoro ai pm: indagate Burioni, Grillo, Renzi, Mentana e gli altri firmatari del “patto” che chiede di limitare la ricerca scientifica, violando la Costituzione”, dal blog del Movimento Roosevelt del 14 gennaio 2019).
http://www.libreidee.org/2019/01/vaccini-carpeoro-ai-pm-inquisite-burioni-il-patto-e-illegale/

LA FRANCIA DI #MACRON: TELEGUIDATA DAI ROTHSCHILD?

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È un fatto che, da quando è stato eletto nel maggio 2017, l’inquilino dell’Eliseo ha costruito un impero mediatico-economico-finanziario con il quale consolidare il consenso conquistato grazie all’aiuto dei Poteri Forti. Ma il diavolo fa le pentole senza i coperti e, alcuni, ricordano e ci ricordano quello che fu il penultimo lavoro di Macron…

«In Francia nell’Assemblée Nationale (la Camera dei deputati) proseguono i dibattiti sulla legge di moralizzazione della vita pubblica. I deputati della LRM (La République en marche), che costituiscono la maggioranza dell’Assemblea, si sono fatti più volte criticare per il modo poco professionale in cui lavorano. Il fatto è che sono tutti dei nuovi arrivati e nessuno di loro si distingue per la sua esperienza in ambito politico. Le malelingue dicono che Macron li avrebbe scelti per la loro insignificanza, per non avere rivali ma soltanto “sudditi” obbedienti. Peraltro lo stesso presidente è in questo momento fortemente criticato per le sue mosse (che appaiono un po’ improvvisate) per ridurre le spese: anche Macron, a parte due anni come ministro dell’economia, è un ex alto funzionario (prima del ministero delle finanze, poi della banca Rothschild e infine dell’Eliseo), non ha una vasta esperienza in politica. [Secondo] Jean-Luc Mélenchon, il principale leader dell’opposizione di estrema sinistra, e vari altri che si sono espressi anche da destra (come il polemista Eric Zemmour) […] Macron non fa che consegnare la Francia nelle mani dell’oligarchia di fatto già al potere» (Andrea Vannicelli, Prime grane per il presidente Macron, in “La Croce quotidiano”, 22 luglio 2017, p. 2).

tramite Rete Famiglie Roma - Ostia





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martedì 15 gennaio 2019

Banda Lorenzìn, Criminali Non Ancora Perseguiti e Detenuti

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Banda Lorenzìn, Criminali Non Ancora Perseguiti e Detenuti
Il fatto che un ruffiano o una ruffiana scaldino le poltrone in qualche ente di stato non discrimina quei ruffiani dai delitti che pensano di voler compiere, sotto la finta egida della loro finta carica "politica". Essi non hanno alcun diritto di forzare le donne degli altri, né di rubare la roba d'altri, né di avvelenare e contaminare i figli degli altri. Quella canaglia di ruffiani che pensa d'imporre i vaccini forzosi sui bambini indifesi può contare solamente sulla stupidità e sull'ignoranza di chi obbedisce, perché in fatto ed in diritto non ha alcuna autorità per imporre alcunché. La legge è assoggettata alla costituzione ed alla costituzione deve essere coerente. I falsari che vanno in giro a promuovere la sperimentazione indotta della guerra batteriologica, sono dei truffatori e degli attentatori alla salute pubblica, essi compiono crimini contro l'umanità e andrebbero immediatamente arrestati, perché la loro assoluta pericolosità è accertata e ci sono tutti gli estremi per giustificare, nel loro caso sì, eccome, la detenzione cautelare in regime di 41bis, prima di processarli per direttissima e condannarli alla massima pena. Ecco cosa dice l'articolo 416-bis del codice penale:

Associazione di tipo mafioso 
Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più 
persone, è punito con la reclusione da tre a sei anni. 

Coloro che promuovono (Roberto Burioni e tutti i giornalisti che lo invitano), dirigono o organizzano (la cricca Lorenzìn e i successori dei defenestrati) l'associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da quattro a nove anni. 

L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione (se non fai avvelenare e contaminare i tuoi bambini, non li accettiamo a scuola, ti togliamo la patria potestà, ti comminiamo sanzioni, ti ostracizziamo, ti additiamo...) del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento (le strutture scolastiche e sanitarie, assoggettate all'influenza nefasta dello stato e dei ruffiani dei mezzi di comunicazione di massa, rendono obbligatorie le pratiche mediche, trasformando in complici involontari dei delitti contro la salute pubblica tutti i servi degli enti di stato) e di omertà (ai medici viene intimato di non parlare criticamente dei vaccini assassini a pena di RADIAZIONE) che ne 
deriva per commettere delitti (attentati alla salute pubblica), per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di 
attività economiche (vedi i contratti segreti tra l'industria petrolchimica e gli attori di questa messa in scena criminale), di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri. 

Se da questa operazione di soppressione della salute pubblica, per mezzo di guerra batteriologica che produrrà un'epidemia di malattie varie e tutte incurabili, perché l'attacco è diretto al sistema immunitario delle vittime neonate ed indifese, se da ciò deriverà la morte di più persone, la Lorenzìn e i suoi compari saranno condannati alla pena di morte (Articolo 438 del codice penale, delle epidemie. "Chiunque cagiona un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l'ergastolo. Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena di morte").

 fonte robert galli

Il promemoria che ha aiutato ad uccidere mezzo milione di persone in Siria






Il promemoria che ha aiutato a uccidere mezzo milione di persone in Siria
Daniel LAZARE
Un memo inviato a Hillary Clinton che WikiLeaks ha reso pubblico nel 2016 non ha ottenuto l'attenzione che merita. Ora è il momento. Dopo che il presidente Donald Trump ha scritto su Twitter che stava ritirando truppe americane dalla Siria, Clinton si è unito ai suoi rumorosi critici che vogliono più guerra in Siria.
"Le azioni hanno conseguenze e se siamo in Siria o no, le persone che vogliono farci del male sono lì e in guerra", ha twittato Clinton in risposta a Trump."L'isolazionismo è debolezza. Potenziare ISIS è pericoloso. Giocare in Russia e nelle mani dell'Iran è sciocco. Questo Presidente sta mettendo a rischio la nostra sicurezza nazionale ".
Le azioni hanno effettivamente conseguenze.
Il memo mostra il tipo di consiglio che Clinton stava assumendo come segretario di stato per immergere gli Stati Uniti più in profondità nella guerra siriana. Ci riporta al 2012 e alla prima fase del conflitto.
A quel punto, era in gran parte un affare interno, sebbene le spedizioni di armi saudite giocassero un ruolo sempre più importante nel rafforzamento delle forze ribelli. Ma una volta che il presidente Barack Obama alla fine ha deciso in favore dell'intervento, sotto la pressione di Clinton, il conflitto è stato rapidamente internazionalizzato quando migliaia di guerrieri santi si sono riversati da così lontano come la Cina occidentale.
Il memorandum di 1200 parole scritto da James P. Rubin, un diplomatico di alto livello nel Dipartimento di Stato di Bill Clinton, all'allora segretario di Stato Clinton, che Clinton ha chiesto due volte di stampare, inizia con l'Iran, un importante patrono della Siria.
La nota respinge qualsiasi idea che i colloqui nucleari impediranno all'Iran "di migliorare la parte cruciale di qualsiasi programma di armi nucleari - la capacità di arricchire l'uranio". Se ottiene la bomba, va avanti, Israele subirà una battuta d'arresto strategica dal momento che non sarà più in grado di "rispondere alle provocazioni con attacchi militari convenzionali su Siria e Libano, come oggi". Negata la possibilità di bombardare a proprio piacimento, Israele potrebbe lasciare fuori bersagli secondari e colpire invece il nemico principale.
Di conseguenza, la nota sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero rovesciare il regime di Assad in modo da indebolire l'Iran e placare i timori di Israele, che ha a lungo considerato la repubblica islamica come il suo principale nemico. Come dice il memo:
"Abbattere Assad non solo sarebbe un grande vantaggio per la sicurezza di Israele, ma faciliterebbe anche il comprensibile timore di Israele di perdere il monopolio nucleare. Quindi, Israele e gli Stati Uniti potrebbero essere in grado di sviluppare una visione comune di quando il programma iraniano è così pericoloso che l'azione militare potrebbe essere giustificata ".
Questo documento , che ha dato il caso di armare i ribelli siriani, potrebbe essere stato in gran parte ignorato a causa della confusione sulle date, che sembrano essere imprecise.
Il Segretario alla Difesa Leon E. Panetta parla con il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton presso la sede della NATO a Bruxelles, il 18 aprile 2012. DOD foto di Erin A. Kirk-Cuomo
Il Segretario alla Difesa Leon E. Panetta parla con il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton presso la sede della NATO a Bruxelles, il 18 aprile 2012. (DOD foto di Erin A. Kirk-Cuomo)
Il timestamp sull'e-mail è "2001-01-01 03:00" anche se Clinton era ancora un senatore eletto a New York a quel punto. Quella data è anche sfasata con la cronologia della diplomazia nucleare con l'Iran.
Ma il corpo dell'email fornisce un caso del Dipartimento di Stato e il numero del documento con la data del 30/11/2015. Ma questo è sbagliato anche perché Clinton si è dimesso da segretario di stato il 1 febbraio 2013.
Al centro del grande dibattito
Di conseguenza, chiunque inciampi attraverso il memo negli archivi di Wikileaks potrebbe essere confuso su come si collochi nel grande dibattito sull'opportunità di usare la forza per far cadere il presidente siriano Bashir al-Assad. Ma gli indizi testuali forniscono una risposta. Il secondo paragrafo si riferisce ai colloqui sul nucleare con l'Iran "iniziato a Istanbul lo scorso aprile e proseguirà a Baghdad a maggio", eventi che si sono verificati nel 2012. Il sesto invoca un'intervista con Christiane Amanpour della CNN condotta con l'allora ministro della Difesa israeliano Ehud Barak "La settimana scorsa." Dal momento che l' intervista si è svolta il 19 aprile 2012, il memo può quindi essere datato alla quarta settimana di aprile.
Il memo si sincronizza con il pensiero di Clinton sulla Siria, come chiedere il rovesciamento di Assad e continuare a spingere per una no-fly zone nel suo ultimo dibattito con Donald Trump anche dopo che il generale Joseph Dunford aveva testimoniato alla Commissione per i servizi armati del Senato che poteva significare guerra con la Russia.
La nota fu inviata a lei poco prima che Clinton unisse le forze con l'allora direttore della CIA, David Petraeus, per spingere per un programma aggressivo di aiuti militari ribelli .
Inutile dire che lo scetticismo del memorandum sulla negoziazione con l'Iran si è dimostrato ingiustificato da quando l'Iran alla fine ha accettato di chiudere il suo programma nucleare. Il memo, che Clinton ha chiesto per due volte di essere stampato per lei, sottolinea la convinzione che la sicurezza israeliana supera tutte le altre considerazioni, anche se ciò significa incendiare una regione che è stata bruciata più di una volta.
Ma il promemoria illustra molto altro ancora: l'imprudenza, la mancanza di realismo e una credenza quasi mistica che tutto andrà a posto quando gli Stati Uniti si sforzano. Il rovesciamento di Assad non sarebbe altro che "trasformativo", dice il memo.
"... L'Iran sarebbe strategicamente isolato, incapace di esercitare la sua influenza in Medio Oriente. Il regime risultante in Siria vedrà gli Stati Uniti come amici, non come nemici.Washington otterrebbe un riconoscimento sostanziale come lotta per il popolo nel mondo arabo, non per i regimi corrotti. Per Israele, la logica di un fulmine per l'attacco blu agli impianti nucleari iraniani sarebbe stata alleviata. E un nuovo regime siriano potrebbe essere aperto a un'azione tempestiva sui colloqui di pace congelati con Israele. Hezbollah in Libano sarebbe tagliato fuori dal suo sponsor iraniano poiché la Siria non sarebbe più un punto di transito per addestramento, assistenza e missili iraniani ".
Si trattava di "un approccio a basso costo ad alto costo", dice il memorandum, che eliminerebbe un nemico, ne indebolirebbe altri due e genererebbe tale gioia tra i comuni siriani che i colloqui di pace tra Damasco e Tel Aviv torneranno in vita. I rischi sembravano essere nulli. Dal momento che "l'operazione libica non ha avuto conseguenze durature per la regione", il memorandum suppone, riferendosi al rovesciamento di Muhammad Gheddafisei mesi prima, l'operazione siriana non lo farebbe neanche. In un passaggio che potrebbe aver influenzato la politica di Clinton di una no-fly zone, nonostante l'avvertimento di Dunford, il promemoria dice:
"Alcuni sostengono che il coinvolgimento degli Stati Uniti rischi una guerra più ampia con la Russia. Ma l'esempio del Kosovo [in cui la NATO ha bombardato la Serbia alleata russa] mostra il contrario. In quel caso, la Russia aveva autentici legami etnici e politici con i serbi, che non esistono tra la Russia e la Siria, e anche allora la Russia ha fatto poco più che lamentarsi. Funzionari russi hanno già ammesso che non saranno di ostacolo se arriverà l'intervento ".
Quindi, non c'era nulla di cui preoccuparsi.Sessantacinque anni di conflitto arabo-israeliano cadranno nel dimenticatoio mentre la Russia rimarrà al sicuro emarginata.
Come è andata a finire

Il Segretario di Stato americano Hillary Clinton si incontra con il re saudita Abdullah a Riyadh il 30 marzo 2012. (Dipartimento di Stato)
Inutile dire che non è così che sono andate le cose.In quel momento, la Libia sembrava sotto controllo.Ma tre o quattro mesi dopo, sarebbe esplosa quando le milizie islamiste appoggiate dall'Occidente si sono lanciate a vicenda, imponendo una rigida legge della Sharia, ristabilendo la schiavitù e arretrando decenni di progresso sociale. Una volta che il presidente Barack Obama approvò una versione modificata del piano Clinton-Petraeus, la Siria precipiterebbe nello stesso abisso dei jihadisti finanziati dall'Arabia Saudita e le altre monarchie petrolifere, molte delle quali provenivano dalla Libia, diffuse violenza e paura settaria.
L'assunto del memo secondo cui gli Stati Uniti potevano decapitare in modo pulito e pulito il governo siriano senza doversi preoccupare di conseguenze più ampie era poco meno che illuso.
L'idea che i comuni siriani si sarebbero inginocchiati in segno di gratitudine era ridicola mentre il disprezzo di Clinton per le complessità della politica siriana era sorprendente.
C'è anche il mite suggerimento del memo secondo cui Washington "lavora con alleati regionali come la Turchia, l'Arabia Saudita e il Qatar per organizzare, addestrare e armare le forze ribelli siriane".
Alla fine del 2009, il segretario di Stato Clinton ha inviato un altro memorandum diplomatico reso pubblico da Wikileaks che afferma che "i donatori in Arabia Saudita costituiscono la fonte più significativa di finanziamento per i gruppi terroristici sunniti in tutto il mondo". Quindi cosa le ha fatto pensare due anni dopo che il regno non finanziare i jihadisti siriani esattamente nello stesso modo?
Il memorandum del 2009 ha sbattuto il Qatar per permettere ad Al Qaeda, ai talebani e ad altri gruppi terroristici di usare lo sceicco "come luogo di raccolta fondi". Era ben consapevole che un'autocrazia pro-al-Qaeda ora aiuterebbe i siriani "a combattere per la loro libertà" come dice il memo inviato.
Vi è una notevole continuità tra la politica siriana sostenuta da Clinton e le precedenti politiche in Afghanistan e Libia. Nel primo, gli aiuti militari statunitensi finirono per raggiungere il famigerato signore della guerra Gulbuddin Hekmatyar, un religioso settario e furioso xenofobo anti-occidentale che tuttavia era "il più efficiente nell'uccidere i soviet", come Steve Coll lo mise in " Ghost Wars ", il suo bestseller 2004 resoconto della relazione amorosa della CIA con la jihad.
I tagliagole di Hekmatyar finirono con la parte del leone delle armi americane. Più o meno la stessa cosa è accaduta in Libia una volta che Clinton ha convinto il Qatar a unirsi alla coalizione anti-Gheddafi. Il sceicco colse l'opportunità di distribuire circa $ 400 milioni a varie milizie ribelli, molte delle quali estremiste islamiste . L'amministrazione Obama non ha detto nulla in risposta .
Combattenti britannici con battaglione internazionale della libertà nel nord dell'Iraq. (Wikimedia)
Ancora una volta, le armi e il materiale degli Stati Uniti scorrevano verso gli elementi più reazionari. Lo stesso sarebbe accaduto in Siria, dove le armi statunitensi e saudite sono andate alla filiale locale di Al Qaeda, nota come Jabhat al-Nusra, e persino all'ISIS, come un meticoloso rapporto di Conflict Armament Research, un gruppo di studio finanziato dalla Svizzera e dall'UE a Londra , ha mostrato. (Vedi " Obama Arm Killers dello Stato Islamico ?", Notizie del Consorzio, 21 dicembre 2017).
Mix di insurrezione
Nell'agosto 2012, un rapporto segreto dell'Intelligence della Difesa ha rilevato che i salafiti, i Fratelli Musulmani e Al Qaeda erano già "le principali forze trainanti dell'insurrezione" e che gli Stati Uniti e gli Stati del Golfo lo appoggiavano a prescindere. Il rapporto ha avvertito che gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati stavano sostenendo l'istituzione di un "principato salafita" nella Siria orientale per fare pressione su Assad che potrebbe trasformarsi in uno "Stato islamico" - due anni prima che lo Stato islamico fosse dichiarato nel 2014. Clinton era tra gli alti funzionari dell'amministrazione Obama che dovevano aver visto il rapporto mentre veniva inviato al Dipartimento di Stato tra diverse altre agenzie.
Nel 2016, l'allora Segretario di Stato John Kerry ha confermato questa politica in una conversazione audio trapelata , affermando che gli Stati Uniti, anziché combattere seriamente lo Stato islamico in Siria, erano pronti ad usare la crescente forza dei jihadisti per fare pressione su Assad per dimettersi, come delineato nel documento DIA.
"Sappiamo che questo stava crescendo, stavamo guardando, abbiamo visto che Daesh [un nome arabo per lo Stato Islamico] stava crescendo e abbiamo pensato che Assad fosse minacciato", ha detto Kerry."Pensavamo tuttavia che probabilmente avremmo potuto gestire che Assad potesse negoziare, ma invece di negoziare ha convinto Putin a supportarlo."
Il regista Ben Rhodes ha riassunto il problema dei ribelli "moderati" che erano indistinguibili da Al Qaeda, nel suo libro di memorie della Casa Bianca, " Il mondo così com'è ". Scrive:
"Al Nusra era probabilmente la più forte forza combattente all'interno dell'opposizione, e mentre c'erano elementi estremisti nel gruppo, era anche chiaro che l'opposizione più moderata stava combattendo fianco a fianco con al Nusra.Ho sostenuto che etichettare al Nusra come terroristi avrebbe alienato le stesse persone che vogliamo aiutare, dando al Nusra meno incentivi per evitare le affiliazioni estremiste ".
Il problema era come separare i "buoni" combattenti di Al Qaeda dai "cattivi". In seguito Rhodes si è lamentato quando il presidente russo Vladimir Putin ha detto che lui ei suoi colleghi ufficiali di Obama stavano "cercando di arrampicarsi su un abete nudo senza graffiarci il culo". Questo era "compiaciuto", scrive Rhodes. Ma Putin stava semplicemente usando un'espressione colorata per dire che la politica non aveva senso; quale non ha fatto.
Il costo della politica sostenuta da Clinton in Siria è stato sbalorditivo. Ben 560.000 persone sono mortee metà della popolazione è stata sfollata, mentre la Banca Mondiale ha stimato danni da guerra totali a $ 226 miliardi , circa sei anni di reddito per ogni uomo, donna e bambino siriano.
Un promemoria gualcito ha così contribuito a scatenare una vera catastrofe che si rifiuta di andare via. È un incubo dal quale Trump sta lottando per scappare cercando di ritirare le truppe americane nel suo modo confuso e illuso. Ed è un incubo che i guerrafondai dell'arcidioconduttore John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, della presidente "liberale" della Camera Nancy Pelosi, a Hillary Clinton siano determinati a continuare.
https://www.strategic-culture.org/news/2019/01/15/memo-that-helped-kill-half-million-people-in-syria.html 
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=7260

Il pensiero fisso di Giorgetto Soros Fico



Accoglienza non è una parola astratta. Significa crescita, sicurezza e benessere. Un territorio che accoglie in modo virtuoso è più solido e coeso.
Di questo ho parlato con i ricercatori dell’Euricse che mi hanno presentato le iniziative a cui stanno lavorando come lo studio di progetti di accoglienza sostenibile che ci sono rivelati un valore aggiunto per le comunità. Hanno analizzato decine di esperienze, molto spesso nate dal basso, che conciliano integrazione e sviluppo della comunità. I modelli su cui si sono concentrati hanno permesso di innescare, in tutta Italia, processi di innovazione e rilancio sociale, con l'avvio di nuove imprese e servizi, sviluppo dell'economia, con il coinvolgimento attivo del territorio e della società civile.
Nei prossimi giorni vi racconterò alcune di queste buone pratiche.
Roberto Fico

lunedì 14 gennaio 2019

La UE nel 2019 - Il Problema della Sopravvivenza




L’Unione europea comincia un 2019  pieno di problemi irrisolti, dilaniata dalle contraddizioni più dolorose …
Il primo problema – che è anche il più grave – è che la UE è stata creata come un meccanismo che per funzionare in Europa occidentale deve essere sotto controllo USA. Senza l’American Marshall Plan, senza che vengano aperti i mercati americani  alle merci europee, senza truppe americane in Europa e, infine, senza la NATO, l’Unione europea non sarebbe possibile.
Quando si dice che la UE fu concepita, tra l’altro, come un modo per rimuovere le contraddizioni franco-tedesche, per prevenire futuri conflitti come quelli che condussero alla prima e alla seconda guerra mondiale, è vero. Ma bisogna tener presente che l’unità franco-tedesca è stata necessaria e benigna esclusivamente per gli Stati Uniti. La Gran Bretagna, invece, durante tutta la sua storia ha sempre combattuto per dividere l’Europa e per evitare una situazione in cui uno stato o una unione di stati avrebbe potuto dominare il continente.
Gli Stati Uniti erano separati dall’Europa non da uno stretto, ma da un oceano ed inoltre, erano molto più forti di quanto lo fosse la Gran Bretagna al massimo del suo potere. Una Europa forte e unita poteva essere  un alleato necessario degli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica. Questo approccio ha assicurato ( fin dalla sua nascita) vantaggi commerciali e protezione militare per l’Europa. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno permesso che la UE guadagnasse denaro sui loro mercati, con parte dei dividendi di una politica neo-coloniale, e inoltre ha contribuito più della stessa UE, alla sua protezione militare, esentando l’Europa da una buona parte delle spese militari. In cambio, l’Europa è diventata teatro di operazioni militari di un crescente armageddon nucleare, consentendo agli USA di restare ancora una volta defilati. Almeno questo, è quello che pensava Washington.
Nel XXI secolo lentamente la situazione ha cominciato a cambiare e, nel 2017, con l’avvento al potere di Trump negli USA, è cambiata all’improvviso e drammaticamente. Gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare una carenza di risorse, che in un primo momento avrebbe dovuto essere colmata riversandone i costi su Russia e Cina. Ma quando è stato chiaro che questo piano non poteva realizzarsi, gli USA  hanno visto che ridurre le loro spese per la UE era rimasto l’unico modo per ridurre il deficit di risorse. Inoltre, già dall’inizio del 2010, Washington aveva iniziato a considerare i loro alleati europei solo come un trofeo legale. Saccheggiare la UE potrebbe anche risolvere temporaneamente e parzialmente il problema americano della mancanza di risorse disponibili.
E’ in queste circostanze che si sono risvegliate le forze conservatrici in Europa per sfidare il potere dei globalisti. E dato che i globalisti si appoggiavano agli USA e ricevevano l’appoggio di Washington, i conservatori, almeno alcuni di loro, hanno cominciato a guardare alla Russia.
L’erosione delle fondamenta dell’unione europea-americana, così come la divisione delle élite europee e un certo riorientamento verso la Russia, ha portato Washington a perdere (in tutto o in parte) i meccanismi che gli consentivano di controllare l’Unione europea. Il pericolo che l’Unione europea potesse trasformarsi in una unione economica, e poi militare e politica con la Russia, ha fatto mettere in atto per gli Stati Uniti il ​​vecchio concetto britannico di una Europa a pezzi. Washington non ha avuto e non ha nessun desiderio di mettere nelle mani di Mosca un meccanismo per gestire l’Europa, che sia tanto efficace quanto l’Unione europea. Per questo gli Stati Uniti stanno cercando di avviare lo smantellamento della UE.
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L’uscita della Gran Bretagna dalla UE, i disordini in Francia e in Ungheria, il tentativo di far arrivare questo disordine anche in Germania (finora senza successo), il mettere in mostra le contraddizioni polacco-tedesche e, in generale – quelle dell’Europa orientale contro l’Europa occidentale (blocco polacco-baltico-romeno contro il blocco franco-tedesco). In questo contesto, le contraddizioni tra il Nord ricco e il Sud povero, che fino a poco tempo fa erano le principali contraddizioni della UE, sembrano essere finite in secondo piano, per il momento, ma non sono sparite e in qualsiasi momento possono divampare di nuovo.
Possiamo dire che le contraddizioni intra-europee sono troppo forti e che le forze centripete non sono inferiori alle forze centrifughe. Ecco perché uno sviluppo concreto e stabile della UE sarà possibile solo solo a patto che, il concetto di Europa unita e di chi vorrà portarlo avanti, ricevano un appoggio politico da un alleato potente, esterno e che abbia propri interessi nell’unità dell’Europa. Oggi solo la Russia può essere un alleato del genere, soprattutto perché Mosca può aver più vantaggi alleandosi con la UE e quindi non partecipando alla sua politica autodistruttiva, che perdere l’opportunità degli effetti di una interazione economica tra Russia e Europa.
La Russia ha teso la mano all’Unione europea per più di venti anni, ma il tradizionale Eurocentrismo, l’inerzia politica, la visione ideologica del tunnel e anche l’iniziale mancanza di fiducia nella capacità della Russia di tornare una potenza mondiale hanno bloccato la cooperazione con la Russia. Di conseguenza, il momento in cui l’Europa poteva effettuare una svolta strategica, indolore, senza fretta e in silenzio, è stato perso del tutto dagli europolitici e dalla burocrazia europea.
Oggi l’Unione europea è soggetta a tre pressioni. Per prima c’è la pressione della gente in generale, gente a cui non piace l’inevitabile abbassamento del tenore di vita. Sono abituati a considerarsi il “sale della terra” e sono sicuri che manterranno i loro alti standard sociali per diritto di nascita. Secondo, c’è anche la pressione degli stati nazionali che si muovono in direzioni diverse.
Avendo perso l’opportunità di garantirsi i finanziamenti per la politica globalista a spese degli Stati Uniti, l’euro burocrazia ha iniziato a disinteressarsi dei governi nazionali. Tanto fumo e niente arrosto. Rispettivamente, le contraddizioni etniche, che in passato erano state ammorbidite dalla politica europea, tornano alla ribalta, lacerando “l’Europa unita”. Terzo, gli Stati Uniti non sono più interessati a che gli europei abbiano un alto tenore di vita, chiudono i loro mercati e cercano di eliminare l’industria europea perché loro concorrente. Ma Washington è anche interessata a redistribuire le risorse impiegate per la UE a proprio vantaggio diretto. E infine, dato che esiste il pericolo di una deriva (benché lenta) della UE verso la Russia, gli Stati Uniti non sono interessati a lasciare a Mosca una Unione europea unita, che potrebbe essere rimessa in ordine piuttosto rapidamente. La politica di Washington negli ultimi due anni vuole distruggere la UE.
Quello che succederà dopo dipende dall’Unione Europea. Il suo salvataggio sta nell’accelerare un riorientamento verso la cooperazione politico-economica con la Russia. La pressione americana non potrebbe infiltrarsi in un blocco russo-europeo. Oggi questo riorientamento è fortemente rallentato dalle “strutture euro-atlantiche” che ormai non hanno più spazio nel nuovo mondo europeo, ma sono composte da migliaia di influenti politici e militari e da rappresentanti della tradizionale burocratico-globalista. Gente che si è costruita una carriera in 20-30 anni di sottomissione incondizionata degli interessi dell’Europa a quelli USA, gente insomma che non è in grado di cambiare politica. Sarebbe una cosa contro i loro interessi, e poi sono passati attraverso una selezione negativa, quindi hanno delle caratteristiche nella loro cultura che, semplicemente, non consentono loro di comprendere il pericolo che minaccia l’Europa.
La sostituzione dei globalisti con dei nazionalisti a livello di stati nazionali sta accelerando in Europa. Persino il globalista Macron è stato costretto a prendere atto delle idee dei nazionalisti conservatori. Ma non è ancora chiaro se ci sarà il tempo di sostituire questa élite e se i nuovi politici riusciranno o meno a cambiare la rotta della nave europea prima che vada a sbattere definitivamente contro le rocce.
Molto dipenderà dalle elezioni del Parlamento europeo nel 2019. Se i nazionalisti saranno in grado di prendere la maggioranza nel Parlamento europeo e quindi costringeranno i globalisti a lasciare libere le poltrone più importanti della Commissione europea e di altre strutture a capo della UE, allora l’Unione europea avrà ancora una possibilità. Se la situazione attuale rimarrà invariata, molto probabilmente saremo costretti a dimenticarci di una Europa unita per un lungo periodo e si dovrà cominciare a costruire un sistema di unione tra certi Stati, in particolare con la Germania.

Rostislav Ishchenko
Tradotto dall’originale da Ollie Richardson e Angelina Siard per //www.stalkerzone.org
9.01.2018
 fonte  comedonchisciotte.org  autore della traduzione Bosque Primario