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venerdì 20 aprile 2018

Solenne menzogna? O beata ingenuità?

Stefania Elena Carnemolla | Solenne menzogna? O beata ingenuità?

i Stefania Elena Carnemolla



Al presidente del Consiglio per gli affari correnti Paolo Gentiloni, che il 14 aprile, dopo l’attacco notturno di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro la Siria, s’è presentato nella Sala Galeoni di Palazzo Chigi per allontanare il sospetto che l’Italia avesse partecipato all’attacco, foss’anche offrendo le proprie basi, è sfuggito, a meno che non sapesse già, il sommergibile nucleare USS John Warner della US Navy, che ha la base alla Naval Station Norfolk, in Virginia, e che fino a marzo era nella rada di Napoli, salvo muoversi verso la Siria, scaraventandovi una pioggia di missili Tomahawk. 

Se qualcosa ora si sa è grazie al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che ha fatto sapere di essersene lamentato con il contrammiraglio Arturo Faraone, comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, ricordandogli la violazione della delibera 609 del 23 settembre 2015 con cui De Magistris aveva dichiarato il porto di Napoli “area denuclearizzata”.

Sappiamo ora che da Napoli un mezzo della US Navy è andato a colpire in Siria. Se ne conclude che l’Italia ha fatto da base all’attacco contro la Siria.

Con un sol colpo il sommergibile americano ha demolito le dichiarazioni di Gentiloni, che il 14 aprile così ha parlato: “L’Italia non ha partecipato a questo attacco militare, l’hanno condotto gli Stati Uniti e i due paesi europei membri del Consiglio di Sicurezza, la Francia e il Regno Unito. Sono paesi alleati. Con gli Stati Uniti la nostra alleanza è ovviamente molto forte e particolare. Il supporto logistico che noi forniamo tradizionalmente ai nostri alleati e, in particolare agli Stati Uniti, in questo caso particolare noi abbiamo insistito e chiarito che non poteva in alcun modo tradursi nel fatto che dal territorio italiano partissero azioni direttamente mirate a colpire direttamente la Siria”.

Solenne menzogna? O beata ingenuità?

Né si può dire che nessuno sapesse del sommergibile. Lo sapeva la Capitaneria di Porto di Napoli che con l’ordinanza 17/2018 del 16 marzo ne aveva annunciato la presenza, dalle 5 del mattino del 19 marzo alle 20 del giorno seguente, nella rada del porto di Napoli in un punto di fonda a circa 1,5 miglia a sud di Castel dell’Ovo, vietando il transito alle navi ed ai galleggianti di qualsiasi nazionalità e tonnellaggio nel raggio di 1300 metri dall’unità navale, quindi la sosta di unità, ad eccezione di quelle delle forze di Polizia, delle Forze Armate e del traffico portuale di supporto, nel raggio di 2200 metri. L’Italia ancora una volta s’è trasformata in base di attacchi, contrari al diritto internazionale, contro paesi sovrani.

Arrampicarsi sugli specchi non servirà più.

fonte http://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/articolo/2018/04/18/solenne-menzogna-o-beata-ingenuita-2022912.html

Due missili "intelligenti" di Trump sono volati verso la Russia

Raid mirati contro la Siria di USA, Francia e Gb

L'esercito siriano ha consegnato alla Russia due missili da crociera, di proprietà dell'esercito americano, inesplosi durante l'attacco del 14 aprile.
Due missili sono stati trovati dai militari siriani, sono in buone condizioni e sono stati trasferiti ai militari russi e spediti in aereo in Russia. La mattina del 14 aprile le navi da guerra USA, ma anche l'aviazione di Francia e Regno Unito hanno colpito obiettivi militari in Siria.
Il ministero della difesa della Russia ha fornito la prova che l'attacco chimico in Siria a Ghuta est, che è stato il pretesto per colpire la Siria, è una messa in scena e una provocazione, dall'inizio alla fine, organizzata dalla Gran Bretagna. Il vero scopo era provocare attacchi missilistici USA sulla Siria.
Secondo il ministero della Difesa, forze armate di USA, Francia e Gran Bretagna hanno annunciato che hanno colpito solo tre gli oggetti. Tuttavia, questi obiettivi non erano protetti dai sistemi di difesa anti-missele o protetti sotto la terra; per la loro distruzione sarebbero bastati 30 missili, e non i 103, che sono stati rilasciati.
Sulla base di questi dati il dipartimento della difesa russo, conclude che gli obiettivi dell'attacco di sabato erano molto più di tre. Missili e bombe erano puntate su altri oggetti militari, tra cui campi d'aviazione dell'esercito siriano. Alla fine  i missili "buoni, nuovi e intelligenti" americani, come li ha chiamati Donald Trump prima di iniziare l'attacco su Twitter, sono entrati in collisione con la buona difesa aerea della Repubblica Araba, che è composta da complessi di fabbricazione sovietica.
Il ministero della Difesa russo ha ribadito ancora una volta che di 103 di missili da crociera, 71 sono stati intercettati. Le truppe siriane hanno usato 112 missili intercettori.
fonte https://it.sputniknews.com/mondo/201804195909375-missili-intelligenti-trump-volano-russia-inesplosi-attacco/

giovedì 19 aprile 2018

Ecco chi finanzia George Soros per destabilizzare i paesi


DI COLPO, L’UOMO DI DAESH IN USA MINACCIA L’ITALIA

DI COLPO, L'UOMO DI DAESH IN USA  MINACCIA L'ITALIA



Il tweet  (grazie all’amico Umberto che me l’ha segnalato)  è un atto d’accusa inequivocabile: “L’Italia è stato il più  grosso ostacolo  nell’Unione Europea  al far pagare Russia, Iran ed Assad per i crimini passati e presenti in Siria. L’Europa deve fare  molto di più  su questo. Mai più momenti di vergogna”.   L’autore  accusa in particolare il nostro paese di aver ricevuto il capo dei servizio di Damasco, Ali Mamlouk, “che è nella lista nera in Europa. Inoltre hanno di loro iniziativa  le sanzioni contro Iran e Russia per quello che   hanno fatto in Siria. E posso continuare”.
Effettivamente, Mamlouk è stato in segreto a Roma a gennaio, a parlare col capo dei nostri servizi, ASI. L’incontro segreto è stato poi spifferato da Le Monde due mesi dopo.
Mouaz Moustafa
@SoccerMouaz
Italy has been the biggest obstacle to holding Russia and Iran and Assad accountable for past and ongoing crimes in #Syria in the European Union. Europe should be doing much more about this #NeverAgain moment shame…
Il tweet  è firmato Mouaz Moustafa. Chi sarà  mai?, avete il diritto di  domandarvi. Vi chiarisce tutto la foto  del  2013  in cui appare.   E’ quello a destra:
“unidentified” è Moufaz Moustafa, l’agente d i collegamento fra McCain e i terroristi.
E’ quella in cui il senatore McCain si è fatto fotografare  con i caporioni di Al Qaeda in procinto di trasformarsi  i caporioni dell’ISIS (Daesh)  e della “opposizione democratica” ad Assad.  Mouaz Moustafa è quello a  destra, nella foto indicato come “non identificato”.
Insomma è l’uomo che ha fatto incontrare McCain con i capi terroristi. L’agente di collegamento tra i centri di sovversione Usa e la guerriglia anti-Assad. L’uomo che conosce tutte   le  personalità della guerriglia e della sovversione clandestina in Siria.
Siriano, nato a Damasco, abitante in USA, formalmente si dice “direttore esecutivo del SETF, Syrian Emergency Task Force, più dell  UFS (United For a Free Syria),   membro direttivo della Coalition for a Democratic Syria (CDS)”.  Ha lavorato al Congresso nello staff di due senatori,  ma è molto più che un portaborse. Infatti ha lasciato brevemente l’incarico “per lavorare con l’opposizione in Egitto” (insomma come mestatore ed agente Usa per la “primavera” che portò al potere  al Cairo i Fratelli Musulmani), e poi “per la rivoluzione della Libia”, insomma fu uno degli agenti statunitensi che hanno rovesciato Gheddafi creando  e armando i gruppi jihadisti.

(Vedi https://www.theislamicmonthly.com/the-man-who-took-john-mccain-into-syria/)
Moufaz  ha accompagnato McCain nei numerosi viaggi  semi-segreti che il senatore ha fatto in Siria per incontrare i terroristi armati dagli Usa e – secondo la sua portavoce – “valutare le condizioni dinamiche sul terreno”.
Il fatto è che, come ha  documentato il giornalista Alex Christoforou (The Duran), “ogni volta che McCain fa un viaggio segreto in Siria, seguono attacchi con armi chimiche” ovviamente addebitati ad Assad.
Il senatore ha fatto il primo viaggio, dove ha incontrato  il futuro  Al Baghdadli, il 27 maggio  2013. Il 21 agosto si verificò il  preteso attacco  chimico a Goutha.
Il 20 febbraio 2017 McCain è tornato in Siria del Nord passando per la Turchia, e il 4 aprile dello stesso anno ci fu il  molto reclamizzato dai Caschi Bianchi attacco al gas ad Idlib; quel  false flag che spinse Trump a lanciare la  prima volata di missili Tomahawk  nel nulla, un anno fa.
Adesso, il 9 aprile 2018, McCain ha accusato Trump di aver “imbaldanzito Assad” annunciando di voler ritirare le truppe americane dal Nord Siria, per cui è seguito  l’attacco chimico che ha indotto Trump,Macron, May ad attaccare ancora una volta con missili la Siria.

Dati i precedenti, quando un personaggio come Mouaz Moustafa comincia ad  alzare la voce contro l’Italia, c’è da preoccuparsi. Il nostro Paese finora è stato risparmiato dal terrorismo “islamico” stragista.
Adesso che  il successo elettorale dell’ala “sovranista” può portare ad un governo meno servile,  magari Daesh (sconfitto in Siria e Irak) si farà vivo in Italia?  C’è da chiederselo perché abbiamo avuto altre minacce  “di gravi conseguenze”  da note fonti nei giorni scorsi. Dal giornale israeliano di Torino  La Stampa,

La Casa Bianca al futuro governo: “Non togliete le sanzioni a Mosca”

Parla Volker, inviato dell’amministrazione Trump in Ucraina. “La Lega sbaglia, le misure europee vanno casomai rafforzate”
«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze».
Si aggiunga il discorso appena tenuto da Macron davanti al Parlamento Europeo, dove, a nome dell’ideologia sovrannazionale  e dei suoi banchieri, ha annunciato iniziative di ostilità  contro ogni populismo e sovranismo che vede crescere. “è un dubbio sull’Europa che attraversa i nostri Paesi, sta emergendo una sorta di guerra civile europea ma non dobbiamo cedere al fascino dei sistemi illiberali e degli egoismi nazionali».   E’ chiaro che  si sta organizzando  la repressione, anzi una vera guerra,contro la volontà popolare dovunque si esprima in termini sgraditi ai poteri transnazionali. Moufaz , l’uomo di collegamento con l’ISIS, di colpo si accorge di noi. E’ meglio saperlo.

Maurizio Blondet
https://www.maurizioblondet.it/colpo-luomo-daesh-usa-minaccia-litalia/

Tony Cartalucci: L'azienda del terrore di Washington e Riad

L’azienda del terrore di Washington e Riad
Per decenni gli Stati Uniti, insieme agli alleati della NATO, hanno aiutato l’Arabia Saudita ad esportare il metodo di indottrinamento politico conosciuto come wahabismo, allo scopo di radicalizzare e ingrossare le fila di mercenari usati per scatenare guerre per procura e manipolare le popolazioni occidentali direttamente a casa loro.


Ciò che per la casata dei Saud fu inizialmente un mezzo per stabilire, espandere e consolidare il proprio potere nella Penisola Araba nel XVIII secolo, è ora diventato uno strumento finemente perfezionato di potere geopolitico, integrato nella politica estera di Washington.
Un’ammissione degna di nota è stata recentemente fatta sulle pagine del Washington Post in un articolo intitolato “Il principe saudita nega di avere in pugno Kushner” [in inglese].
L’articolo cita il principe saudita Mohammed bin Salman, che avrebbe dichiarato (il neretto è nostro):
Interpellato a proposito della diffusione del wahabismo finanziato dai sauditi, austera religione predominante nel Regno e che alcuni hanno accusato di essere fonte del terrorismo globale, Mohammed ha detto che gli investimenti in moschee e madraseoltreoceano hanno radici nella Guerra Fredda, quando gli alleati chiesero all’Arabia Saudita di usare le proprie risorse per prevenire l’avanzata dell’Unione Sovietica nei Paesi musulmani.
I successivi governi sauditi persero la cognizione di questi sforzi, e ora “dobbiamo riprenderci tutto”. I finanziamenti, ha detto, ora arrivano principalmente da “fondazioni” saudite, più che dal governo.
Ma, mentre l’articolo sostiene che “i successivi governi sauditi persero la cognizione di questi sforzi” e che i finanziamenti arrivano ora da “fondazioni”, questo non risponde alla realtà.
Non ci sono “governi successivi ” in Arabia Saudita. La Nazione è stata governata da una sola famiglia, il casato Saud, sin dalla fondazione.
E, se le fondazioni saudite possono essere il mezzo attraverso cui il wahabismo è organizzato, finanziato e diretto, ciò è sicuramente fatto per volere diretto di Riad, in un processo voluto da Washington.
Uno strumento, non un’ideologia
Il wahabismo è stato creato, e usato come strumento politico, sin dal secolo XVIII. È servito come pilastro della fondazione dell’Arabia Saudita. Convenientemente, sin dal principio, è stato intollerante verso gli estranei. Per i sauditi che miravano al potere politico attraverso la conquista militare, quest’intolleranza si è facilmente tradotta nella violenza contro le tribù e gli stati confinanti che non si sottomettevano al loro potere.
Gli inglesi avrebbero poi sfruttato ancora maggiormente questo strumento politico contro l’Impero Ottomano. Ideologie estremiste come il wahabismo furono incoraggiate e foraggiate sia prima che dopo la caduta degli Ottomani. Dopo le Guerre Mondiali, gli inglesi e gli americani si sarebbero alleati con nazioni come l’Arabia Saudita, iniziando ad esportare l’indottrinamento wahabita in tutto il mondo.
L’ammissione del principe Mohammed bin Salman getta luce sull’uso che Washington ha fatto degli estremisti in Siria a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, così come sull’appoggio americano in Afghanistan, finalizzato a rimuovere la presenza sovietica.
Ma rivela anche come il terrorismo – inteso nel senso di strumento geopolitico – sta venendo usato oggi nel post-Guerra Fredda, e anche chi lo sta usando.
Le “moschee” che Arabia Saudita e altri stati del Golfo Persico finanziano lontano dal Medio Oriente, comprese quelle in Europa e Asia, servono come centri d’indottrinamento e reclutamento per gli USA e i suoi alleati nelle varie guerre per procura finalizzate alla destabilizzazione, in tutto il Pianeta.
Come si perfeziona il wahabismo
foreign fighters [combattenti stranieri] reclutati da tutto il mondo per combattere nel conflitto in corso in Siria sono stati attinti principalmente da questa rete wahabita finanziata e diretta dai sauditi.
Moschee e madrase operanti nel Nord America e in Europa agiscono in questo modo, con la piena conoscenza e cooperazione dei servizi d’intelligence occidentali. Il reclutamento, il dispiegamento e il ritorno a casa dei mercenari indottrinati dai wahabiti in Occidente è un processo ammesso persino dai media occidentali.
L’organizzazione mediatica danese The Local DK ha spiegato come funziona uno di questi centri in Danimarca. Il reportage, in un articolo chiamato “Moschea danese raddoppia il supporto all’ISIS” [in inglese], ha descritto il sostegno totale per alcune organizzazioni terroristiche, nello specifico il sedicente Stato Islamico.
Recita l’articolo:
“Noi vogliamo portare lo Stato Islamico allo zenit. Vogliamo uno Stato Islamico nel mondo”, ha detto il capo della moschea, Oussama El Saadi, durante il programma.
El Saadi ha dichiarato anche che vede la partecipazione danese nella battaglia a guida americana contro la Siria come un affronto diretto non solo alla sua moschea, ma a tutti i musulmani.
“La guerra è contro l’Islam”, ha affermato.
Questa stessa moschea danese, nonostante abbia apertamente ammesso il proprio supporto al terrorismo, non sarà chiusa, né i suoi leader arrestati, come ci si aspetterebbe. Al contrario, il governo danese ha dichiaratamente lavorato con la moschea per gestire il processo.
Un articolo dello Spiegel, “La risposta della comunità: una risposta danese alla jihad radicale” [in inglese], ha riportato:
Il commissario Aarsley dice di essere orgoglioso di ciò che hanno finora ottenuto, nonostante non dimentichi di elogiare la propria gente e gli altri coinvolti nel programma. È particolarmente caloroso nel parlare di una persona: un salafita barbuto a capo della Moschea Grimhojvej ad Aarhus, da cui molti giovani frequentatori abituali sono partiti per partecipare alla guerra in Siria. Il suo leader è un uomo chiamato Oussama El Saadi…
…queste due persone hanno unito le forze in un progetto che cerca di trovare le risposte alle domande che stanno affliggendo l’intero continente europeo: cosa si può fare a proposito degli islamisti che ritornano dalla Siria? Quali misure sono disponibili per contrattaccare il terrore che, una volta ancora, sembra minacciare l’Occidente a casa propria?
Sorprendentemente, i media occidentali hanno ammesso che una moltitudine di queste moschee reclutano apertamente uomini da tutto l’Occidente, affinché combattano come mercenari in Siria sotto la bandiera di Al Qaeda e i vari gruppi affini, prima di ritornare a casa diventando così una minaccia alla sicurezza delle popolazioni occidentali.
Piuttosto che smantellare questo network ed eliminare la minaccia, l’Occidente lo ha intenzionalmente lasciato crescere, creando divisioni sociopolitiche all’interno delle nazioni occidentali. L’incremento di razzismo, bigottismo e xenofobia aiuta da una parte a giustificare le guerre all’estero, e dall’altra a creare uno stato di polizia in casa propria.
L’insabbiamento
Il giornale inglese Independent, nel suo articolo “Ex ambasciatore afferma che l’Arabia Saudita sostiene l’estremismo in Europa” [in inglese], ha ammesso che:
I sauditi hanno finanziato moschee in tutta Europa, e ora queste sono diventate polveriere di estremismo, come ha dichiarato l’ex ambasciatore britannico in Arabia Saudita sir William Patey.
Ma, l’articolo – e altri di questo tenore – distoglie l’attenzione dalle più ampie implicazioni dei finanziamenti sauditi e dell’uso di queste cosiddette moschee come centri di indottrinamento e reclutamento che nutrono militanti finanziati e armati da USA, Europa, Arabia Saudita e i suoi alleati arabi nei conflitti sparsi per il Pianeta.
Media e politici occidentali, così come le stesse autorità saudite, hanno cercato di sostenere che persino Riad non controlla appieno il suddetto network, né comprende il suo ruolo centrale come guida del terrorismo globale. Queste scuse sono assurde.
L’uso dei network wahabiti da parte di americani e sauditi, allo scopo di riempire i ranghi di gruppi militanti che combattono attorno al mondo, è palese. Questi soldati “accidentalmente” reclutati nelle moschee finanziate dai Sauditi tra Europa, Medio Oriente ed Asia formano gruppi armati, finanziati, addestrati e sostenuti da USA, Europa e relativi alleati mediorientali – inclusa l’Arabia Saudita.
A proposito della Siria, il giornalista Seymour Hersh nel suo articolo del 2007 “Il riorientamento è la nuova politica del Governo che gioverà ai nostri nemici nella guerra al terrorismo?” [in inglese] ha mostrato questo processo nel suo svolgimento – mentre la preparazione alla guerra in Siria del 2011 era già in corso.
L’articolo recita (grassetto nostro):
Per danneggiare l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush decise di riconfigurare le proprie priorità in Medio Oriente. In Libano, il governo ha cooperato con i sauditi (sunniti) in operazioni clandestine finalizzate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli USA hanno preso parte anche ad operazioni clandestine con obiettivo l’Iran e la Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stata la recrudescenza di gruppi estremisti sunniti che portano avanti una visione militante dell’Islam, ostili all’America e vicini ad Al Qaeda.
L’articolo continua:
Stavolta, come mi ha detto il consulente governativo statunitense, Bandar e gli altri sauditi hanno assicurato alla Casa Bianca che “manterranno uno stretto controllo sui fondamentalisti religiosi. Il loro messaggio è stato: ‘Abbiamo creato questo movimento e possiamo controllarlo’. Non è che non vogliamo che i Salafiti gettino bombe; è su chi le gettano – Hezbollah, Moqtada al-Sadr, Iran e anche i Siriani, se continuano a lavorare con Hezbollah e Iran”.
Non c’è dunque nulla di accidentale nella creazione e nell’uso di questi network da parte di Washington e Riad. Per proteggere questi sforzi decennali, sono state usate anche altre tattiche. L’uso del “multiculturalismo” contrapposto al razzismo virulento, al bigottismo e alla xenofobia ha creato un falso dibattito che trasforma ciò che essenzialmente è la sponsorizzazione del terrorismo da parte di occidentali ed arabi in un argomento futile e altamente divisivo.
Entrambe le parti del dibattito in questione portano intenzionalmente via il discorso dalle questioni riguardanti lo sfruttamento e l’utilizzo del wahabismo da parte di Arabia Saudita e dell’Occidente.
Il viadotto saudita-americano del terrore globale
Dalle moschee finanziate dai sauditi, che indottrinano, radicalizzano e reclutano militanti, i combattenti sono poi dislocati verso i teatri di guerra. Gli estremisti finanziati da USA e sauditi spostati dalla popolazione cinese degli Uyghur [in inglese] fino alla provincia occidentale cinese dello Xinjiang sono stati poi portati attraverso l’Asia sudorientale prima di raggiungere la Turchia, dove vengono addestrati e armati per combattere l’esercito regolare in Siria.
E, se al momento l’obiettivo primario del viadotto saudita-americano del terrore globale è di alimentare la guerra per procura in Siria, l’indottrinamento, radicalizzazione e reclutamento wahabita sponsorizzato da americani e sauditi è circoscritto. Mentre gli estremisti Uyghur vengono portati in Siria, altri sono reclutati e schierati nella stessa Cina.
Attraverso l’Asia sudorientale, i finanziamenti sauditi sono arrivati ai combattenti dell’Asia nelle Filippine. Ci sono preoccupazioni fondate che questo network finanziato da USA e sauditi abbia cercato di raggiungere la Thailandia [in inglese] per sfruttare la lotta separatista nel profondo Sud.
Nel vicino Myanmar, gli USA hanno contribuito a costituire l’attuale regime guidato dal “consigliere di Stato” Aung San Suu Kyi. I suoi sostenitori, ultranazionalisti e razzisti [in inglese], hanno portato avanti anni di violenza genocida contro la minoranza dei Rohingya. Allo stesso tempo, americani e sauditi hanno creato un gruppo militante di Rohingya guidato da Ata Ullah – cresciuto ed educato in Arabia Saudita.
La storia di Ata Ullah è nebulosa. La sua “leadership” è simile a quella di Abu Bakr al Baghdadi, una figura a capo di un’organizzazione controllata in ultima istanza da Riad e Washington.
L’uso di terroristi è servito ad una varietà di obiettivi. Per la Siria, è il cambio di regime. In Cina è destabilizzazione e possibilmente balcanizzazione all’interno delle frontiere statali. Nell’Asia sudorientale, la divisione e l’indebolimento di nazioni in cui Washington sta cercando di installare governi-fantoccio. In altre nazioni come il Myanmar gli USA hanno bisogno di un regime obbediente. Nelle Filippine necessitano un modo per mantenere una presenza militare americana nel Paese.
Smascherare e smantellare l’azienda del terrore di Washington e Riad
Gli USA vedono il wahabismo come uno strumento geopolitico a proprio vantaggio, tanto che da decenni è stato affinato e utilizzato. Mentre loro – e i loro alleati – fingono di non sapere come è nato e come poterlo fermare, continuano ad investire nella sua continuazione.
E, mentre il wahabismo può essere servito all’Arabia Saudita per consolidare ed espandere il suo ruolo di potenza regionale, il sostegno a questi network oggi è insostenibile e sta rapidamente diventando un problema. Gli USA – com’è stato provato da molti altri ex alleati – continuerà ad utilizzare la costruzione wahabita dell’Arabia Saudita finché sia il wahabismo che lo stesso Regno Saudita non esisteranno più.
Se da una parte è troppo presto per dirlo, i sauditi hanno parecchie ragioni per dare realtà al proprio interesse – a lungo simulato – di rivelare e smantellare questi network.
Per il pubblico, spazzare via il futile dibattito usato dall’Occidente per proteggere questi network di indottrinamento, radicalizzazione e reclutamento è essenziale per poter fare luce sul ruolo di Arabia Saudita ed Occidente nella costruzione e perpetuazione di essi.
Articolo di Tony Cartalucci pubblicato su Journal-Neo il 5 aprile 2018
Traduzione in italiano a cura di barg per SakerItalia.it
http://sakeritalia.it/politica/lazienda-del-terrore-di-washington-e-riad/
http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=6432